Mille e unastoria
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Mille e unastoria

Al Festival di Venezia è arrivato con il primo film, a concorrere per il Premio Strega con l’ultimo graphic novel. Viaggio tra fumetto, cinema e tv con Gianni Pacinotti

Mille e unastoria

Al Festival di Venezia è arrivato con il primo film, a concorrere per il Premio Strega con l’ultimo graphic novel. Viaggio tra fumetto, cinema e tv con Gianni Pacinotti

Il suo vero nome è Gianni Pacinotti, ma tutti lo chiamano Gipi. Professione: fumettista. E scrittore, regista, musicista. Il suo ultimo graphic novel, unastoria (Coconino Press), è candidato al Premio Strega, il riconoscimento più prestigioso se sei un romanziere italiano. Ed è il primo che entra nella rosa dei papabili con un fumetto. Altissimo e magrissimo (la barba, a quanto dice, gli serve per camuffarsi), parlarci è un’impresa. E non perché sia poco disponibile o gentile: il fatto è che Gipi mette un po’ di soggezione. Ha un viso serio e scavato, gli occhi fondi come la voce. Quando parla, muove le mani come un direttore d’orchestra. E nonostante questo (o forse proprio per questo), non sai mai se ti stia prendendo in giro o stia parlando sul serio. In unastoria racconta due storie come fossero una sola (e forse sì, lo sono): il bianco e nero si alterna agli acquerelli, e la narrazione è una via di mezzo tra racconto tradizionale e flusso di coscienza. Dentro un manicomio e fuori, sul campo di battaglia, intreccia destini a cavallo di molti decenni.

Come va in questo periodo? Sei candidato allo Strega con unastoria: immagino sia una soddisfazione ma anche un impegno. E mi hanno detto che suoni.
«La musica c’è sempre, è la mia attività segreta preferita. Però, appunto, è “quasi” segreta. Per il resto è un periodo in cui devo fare tanti incontri e sono spesso in giro. Questo è bene ma è anche male perché non riesco ad avere la concentrazione necessaria per lavorare. Ma va fatto, almeno così mi dicono».

C’è qualcosa di nuovo in cantiere?
«Ho dei progetti ai quali sto lavorando. Sto scrivendo una storia nuova, della quale ho già concluso le prime pagine: si chiama La terra dei figli e spero di riuscire a portarla avanti. Sto anche scrivendo una cosa per il cinema che non so se diventerà qualcosa di reale, non ancora. E ho un altro progetto, che però, quello sì, è davvero segreto».

Sei arrivato dritto al punto: il cinema. Allora ti dedicherai di nuovo alla regia?
«Credo di sì. Come ho detto, sto lavorando ad un nuovo soggetto e pure il progetto segreto vede le macchine da presa coinvolte».

Tornando per un secondo a unastoria: in S., La mia vita disegnata male e in altri tuoi libri c’è tanto di te. E in unastoria?
«Temo che ci sia anche lì. Dico “temo” perché mentre ci lavoravo pensavo di no, credevo di essere riuscito ad allontanarmi dai racconti con spunti autobiografici. Solo un mese dopo aver stampato il libro, rispondendo alle domande dei giornalisti, mi sono accorto che in realtà ero ancora là. Solo che lo avevo fatto in modo nascosto, addirittura nascosto a me stesso». […]

Leggi tutta l’intervista nella nuova rubrica dedicata ai fumetti, Dentro le nuvole, su Best Movie di luglio, in edicola dal 26 giugno

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