Millennium – Quello che non uccide, nuovo capitolo cinematografico tratto dall’universo creato da Stieg Larsson, ritrova la geniale hacker Lisbeth Salander, protagonista della serie di libri e figura divenuta di assoluto culto presso il pubblico di lettori che hanno avuto modo di amarla.
Qui potete leggere la nostra recensione e, in occasione della presentazione in prima mondiale del film alla Festa del Cinema di Roma, abbiamo anche avuto modo di incontrare faccia a faccia il regista Fede Alvarez e le due attrici principali, Claire Foy (Lisbeth Salander) e Sylvia Hoeks (sua sorella Camilla Salander), per parlare delle diverse sfumature di The Girl in the Spider’s Web (questo il titolo originale), primo adattamento del recente, omonimo bestseller mondiale scritto da David Lagercrantz.

Fede Alvarez
Quali sono le tue sensazioni sul progetto e come ti sei immerso nell’universo di Millennium?
Quello che non uccide è una diretta continuazione degli eventi del primo film, della prima storia. Vedevo il film come una fiaba, in cui era possibile spostarsi di continuo, immergersi nei boschi e allo stesso tempo nei conflitti internazionali. I rapporti familiari di Lisbeth e i suoi legami intimi sono stati allungo avvolti nel mistero ed è anche un personaggio estremamente femminista. Gli altri film a conti fatti non erano interamente su di lei, ma più su Mikael Blomkvist. Questo invece è il primo film per il pubblico tutto su Lisbeth. Diciamoci la verità: Blomkvist è diventato la damigella in pericolo!
Nel tuo film molto dettagli sono evidenziati in modo tale da sottolinearne la componente feticista. Si tratta di una scelta consapevole?
Dalla prospettiva del pubblico credo che tutti vogliano vedere certi dettagli sottolineati in modo particolare, il fetish e la perversione al cinema sono sexy. Perché producono dei momenti in cui non sai esattamente cosa stai sentendo e percependo ma sei a tuo agio nel farlo, a tu per tu con il tuo subconscio. Il ribalmento di cui parlava Hitchcock, in fondo è sempre valido: girare le scene d’amore come fossero omicidi e gli omicidi come fossero scene d’amore. Ho provato a fare la stessa cosa.
Hai pensato alla tua Lisbeth come a una versione femminile di James Bond coi superpoteri? E ci sono dei modelli che hai studiato per dare al pubblico un modello di intrattenimento sintonizzato con la contemporaneità? Parli di opera, a proposito del film, e il franchise di Mission: Impossible per esempio con questo mezzo espressivo ci ha fatto i conti direttamente.
Alcune cose nel film sono molte strane, se ci pensi, eppure a loro modo sono molto realistiche, specialmente gli aspetti più strambi e complessi relativi ai computer super-accessoriati. Molti aspetti sono anche estremamente tecnici, che se vuoi possono essere considerati gli unici, superpoteri del mondo contemporaneo. I modelli sono tanti e davvero sterminati quando fai un film, rubi sempre qualcosa da molti lavori che ti piacciono. Fare cinema è come cucinare, ma senza aver modo di assaggiare: metti dentro diversi ingredienti, un po’ di questo e un po’ di quello, e poi speri che assaggiando l’insieme sia il più buono possibile.
Hai visto il remake di David Fincher, prodotto che si muove in ambito hollywoodiano proprio come il tuo film? Che pensi di qui film?
Io vengo dall’Uruguay e ho studiato alle scuola di cinema in America guardando e studiando i suoi film, che ho sempre amato, compreso Millennium. Per quanto mi riguarda è un grande onore per me, ma allo stesso tempo qualcosa di molto strano, anche solo essere citato nella stessa frase insieme a lui.
Claire Foy
Che personaggio è la tua Lisbeth Salander?
Di sicuro è una persona molto complicata. Ha delle abilità che la portano a lottare, sia contro un mondo di abusi che contro le ingiustizie. Non la vedo particolarmente come un’icona femminista, ma semplicemente come una donna, perché tutte le donne dovrebbero avere a cuore il fatto che il genere femminile sia rispettato e salvaguardato. Lisbeth non è la protagonista classica, non è amabile, non fa niente per farsi piacere. Ho visto anche gli altri film della saga e li ho amati.
Che rapporto hai coi libri di Stieg Larsson?
Trovo che abbia creato un personaggio molto complesso, con grandi problemi nella sua esistenza. Il fatto che sia così popolare è qualcosa di molto positivo, perché bisogna fidarsi di un pubblico in grado di amare qualcosa di non tradizionale. Leggendo i libri proseguivo pagina dopo pagina con sempre più voglia di scoprire cosa sarebbe successo ai personaggi. Io non ho mai cercato di comprendere Lisbeth dal mio punto di vista, ma di assumere il suo di punto di vista. Molte persone che sono state abusate, come lo è stata lei da suo padre, un essere umano davvero terrificante, si sentono dei sopravvissuti, come se dovessero portare il peso di una vergogna dell’intera società, come se si sentissero a loro volta responsabili. Sua madre, poi, non ha saputo superare la sua debolezza.
Questo film affronta anche l’intricata rete di legami che affollano gli scenari geopolitici attuali e l’universo digitale in cui siamo immersi.
Personalmente sono molto confusa dal mondo di oggi. Non sono su nessun social network, mi preoccupa il modo in cui vengono veicolati certi messaggi e comunicazioni e l’uso pervasivo che se ne fa. Quando esco per strada in fondo non mi trovo immersa nei social media, penso che in fondo non esistono, ma quell’universo parallelo e i suoi molti lati oscuri un po’ mi atterriscono.
Sylvia Hoeks
Com’è stato interpretare Camilla, la sorella gemella di Lisbeth, ed entrare a far partire dell’universo Millennium?
Ho amato questa trasformazione perché mi ha dato uno spazio bianco in cui agire. Camilla è una donna danneggiata, con un look pallido e delle cicatrici. Fede voleva raccontare la storia di Lisbeth come un’Opera, con tutti gli elementi al suo interno in contrasto ma anche in armonia tra di loro. Questo universo insegna poi che non solo non puoi limitarti soltanto a fare la donna sexy o la madre, ma come attrice devi ricercare una complessa gamma di sfumature attraverso le quali esprimerti.
Camilla e Lisbeth hanno un rapporto molto tormentato.
Il mio personaggio è quello di Lisbeth hanno sperimentato due diverse forme di sofferenza e la mia Camilla è uno strumento per gettare una luce più ampia su di lei. Tutti gli esseri umani vogliono essere amati, salvati e protetti, a un certo punto, nelle loro vite. Ma oggi attraverso i social media non comunichiamo più davvero, è un mondo più solitario in cui è difficile aprire una breccia nelle altre persone per comunicare davvero. Quando accade, è sempre più raro.

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