Monster, Bridget Sullivan è stata davvero amante e complice di Lizzie Borden?
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Monster, Bridget Sullivan è stata davvero amante e complice di Lizzie Borden?

La quarta stagione della serie antologica di Ryan Murphy ricostruisce uno dei casi di cronaca nera più celebri degli Stati Uniti. Ma quanto c'è di vero?

Monster, Bridget Sullivan è stata davvero amante e complice di Lizzie Borden?

La quarta stagione della serie antologica di Ryan Murphy ricostruisce uno dei casi di cronaca nera più celebri degli Stati Uniti. Ma quanto c'è di vero?

Immagine dalla serie Netflix Monster: La storia di Lizzie Borden

È arrivata su Netflix la quarta stagione di Monster, l’apprezzata antologia true crime creata da Ryan Murphy e Ian Brennan. Dopo Jeffrey Dahmer, i fratelli Lyle e Erik Menendez ed Ed Gein, questa volta al centro del racconto c’è Lizzie Borden (Ella Beatty), una delle figure più controverse della cronaca nera americana, protagonista di un celebre processo sul quale aleggiano ancora molti misteri.

Tra i tanti rumor che circondavano all’epoca questa enigmatica figura, la serie sceglie di dare corpo a uno dei più insistenti, ossia che Lizzie avesse una relazione romantica e sessuale con la cameriera Bridget Sullivan e che quest’ultima sia stata sua complice nell’assassinio del padre Andrew e della matrigna Abby. Ma quanto c’è di vero, rispetto a ciò che racconta Monster?

Chi era Bridget Sullivan

Bridget Sullivan è realmente esistita: era la cameriera della famiglia Borden, una donna irlandese arrivata negli Stati Uniti sette anni prima e impiegata presso Andrew e Abby Borden da circa tre anni. La sua camera si trovava al terzo piano della casa, subito sopra quella dei padroni. Durante le sue testimonianze al processo, Sullivan ha rivelato che non amava particolarmente lavorare in quella casa, ma era rimasta per rispetto verso Abby Borden, che trovava «una donna deliziosa».

Sullivan e Lizzie Borden avevano una relazione?

In Monster, il rapporto tra Bridget Sullivan e Lizzie Borden viene raffigurato come una tresca romantica e sessuale che è direttamente collegata al tragico omicidio del 4 agosto 1892. Tuttavia, non ci sono prove dirette che le due avessero una relazione (o che Sullivan abbia avuto una relazione extraconiugale con Andrew, come mostra la serie).

L’ipotesi è stata paventata per la prima volta nel 1984 dallo scrittore Ed McBain, che nel romanzo Lizzie suggerisce che Lizzie Borden abbia ucciso padre e matrigna dopo essere stata scoperta in un momento intimo con Sullivan, al quale i due avrebbero reagito con disgusto e rifiuto. Non ci sono prove, ma il sospetto di una presunta omosessualità aleggiava sulla figura di Lizzie anche mentre era in vita. Nonostante fosse molto ricca e corteggiata, infatti, la donna non è mai stata vista in compagnia di un partner maschile e si diceva, anzi, che avesse una storia segreta con l’attrice Nance O’Neil. Sullivan, invece, si è sposata con un uomo dopo gli eventi del 4 agosto e si è trasferita in Montana, non tornando mai più a casa Borden.

Sullivan è stata complice di Lizzie Borden?

Anche in questo caso, a dispetto di ciò che mostra la serie Monster, non c’è alcuna prova concreta che possa rispondere a questa domanda. La posizione di Sullivan è stata indagata dagli inquirenti da subito, in quanto la cameriera era l’unica persona oltre Lizzie Borden a trovarsi in casa al momento del delitto. Durante il processo, la donna ha affermato che si trovava nella sua stanza al terzo piano e stava riposando dopo aver svolto le faccende domestiche, quando è stata chiamata a gran voce da Lizzie. Nonostante la camera si trovasse sopra quella di Abby, Sullivan ha dichiarato di non aver sentito alcun rumore e non di aver notato alcuna presenza sospetta nella tenuta quel giorno.

Questa spiegazione apparve sospetta: era alquanto improbabile, infatti, che uno sconosciuto si fosse introdotto per due volte in casa, a distanza di oltre un’ora l’una dall’altra, senza essere notato da nessuna delle due donne, rimaste del tutto illese dall’attacco. Ad alimentare i dubbi c’erano anche i pregiudizi che ruotavano attorno a Bridget Sullivan, che in quanto immigrata irlandese, cattolica, povera e scarsamente alfabetizzata poteva essere il capro espiatorio perfetto per un delitto. Tuttavia, com’è noto, la complicità della domestica non è mai stata appurata e il processo si è concluso infine con l’assoluzione di Lizzie Borden. Secondo alcune voci, nel 1948, sul letto di morte, Sullivan avrebbe confessato alla sorella di aver mentito durante il processo per proteggere Lizzie. Anche in questo caso, però, non esistono prove concrete che certificano tale dichiarazione.

Fonte: EW
Foto: Netflix

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