È l’uomo che fa l’armatura o l’armatura che fa l’uomo? Iron Man o Tony Stark?
È questo il dilemma. In Iron Man 3 la vita dell’eroe corazzato verrà smantellata un pezzo alla volta, costringendolo a tornare in fucina e a rimettersi in gioco da zero. Questa volta non basteranno il suo patrimonio multi-milionario, il suo fascino irresistibile o le sue armature high-tech a tirarlo fuori dai guai. È già leggenda, infatti, l’iconica immagine di Pepper Potts (Gwyneth Paltrow) che tiene tra le mani il casco squarciato di Iron Man, dietro la cui armatura si cela il suo amato Tony, interpretato ancora una volta dall’irriverente Robert Downey Jr., più tormentato che mai.
Giunti al terzo capitolo e reduci da un Iron Man 2 sottotono, quale avrebbe dovuto essere la formula necessaria per dare una ventata di freschezza a un supereroe di cui conosciamo già vita, morte e miracoli?
La risposta è semplice: fargli toccare il fondo, affinché potesse risollevarsi più forte di prima. Una formula dai risvolti noir ampiamente collaudata da Sir Christopher Nolan con il suo Cavaliere oscuro e che Marvel sembra aver colto alla lettera per infondere nuovo impulso a uno dei suoi franchise più fortunati (il primo trailer di Iron Man 3 si è classificato come il più visto di tutti i tempi su YouTube, con 52,8 milioni di visualizzazioni). Tanto da decidere di far lievitare il budget di produzione da 140 a 200 milioni di dollari, con un unico obiettivo: realizzare il cinecomic più incredibile di tutti i tempi. «Ma non temiate di trovarvi improvvisamente di fronte a un dramma straziante» ci rassicura il deus ex machina Marvel Kevin Feige: «Il film sarà divertente quanto i capitoli precedenti, ma questa volta non ci andremo tanto per il sottile con il nostro eroe e gli strapperemo l’armatura di dosso. Per il pubblico non è facile immedesimarsi in Tony Stark, perché è ricco, spiritoso, intelligente, affascinante, guida macchine di lusso e vola in un’armatura high-tech. Per questo abbiamo voluto trascinarlo in una situazione estrema simile a quella del primo Iron Man, dove l’unico mezzo che ha per risollevarsi è quello di rimettersi in gioco da zero. In Iron Man 3 vedremo uno Stark con la corazza mezza distrutta e che funziona a malapena. Ma non dimenticheremo mai il marchio di fabbrica dei cinecomic Marvel: lo humour avrà sempre un ruolo chiave nei nostri film».
A prendere in mano la macchina da presa è il creatore di Arma letale Shane Black, che raccoglie il testimone da Jon Favreau (ora nei panni di executive producer e con un gustoso cameo nel film), sia in veste di sceneggiatore, sia di regista, tornando a lavorare con Robert Downey Jr., a otto anni di distanza dalla commedia/action Kiss Kiss Bang Bang (2005), nel primo cinecomic firmato dal sodalizio Marvel-Disney.
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