Ieri Natalie Portman ha parlato alla classe dei laureati di Harvard, nella città di Cambridge (Massachusetts). Sul palco di uno dei chiostri della prestigiosa università, ha tenuto un lungo e ispirato discorso agli studenti, spaziando a 360° tra le difficoltà incontrate, gli esordi della carriera, le motivazioni che la sostengono nel suo lavoro oggi e raccontando diversi aneddoti riguardanti vita e carriera.
La trentatreenne attrice si è laureata ad Harvard nel 2003 (in psicologia) e – come lei stessa ha detto – è stata una delle esperienze più importanti della sua vita.
«Quando sono arrivata ad Harvard nel 1999, appena dopo Star Wars: La minaccia fantasma, avevo paura che le persone dessero per scontato che fossi riuscita a a entrare solo perché sono famosa, e non perché degna del livello intellettuale che abita qui», ha detto Natalie. «Sarebbe facile idealizzare romanticamente i miei giorni qua, ma ho vissuto diversi momenti difficili».
La Portman ha incentrato il suo discorso sull’importanza di non farsi condizionare dalle aspettative altrui o dal desiderio di prestigio o dalle ambizioni legate al denaro e al potere. «A tredici anni ho fatto Léon e ancora oggi le persone mi ricordano in quel film, e sottolineano sempre quanto le abbia commosse e quanto sia uno dei loro film preferiti. All’epoca di quel film il New York Times scrisse: “Miss Portman posa, non recita”.
A dispetto della critica e delle logiche del box office, faccio questo lavoro perché mi permette di connettermi agli altri. Cerco sempre di fare quello che mi appassiona e questo confonde quelli che mi stanno attorno: i press agent, i produttori e persino gli spettatori». L’attrice ha proseguito, facendo degli esempi specifici: «Ho recitato ne L’ultimo Inquisitore (Goya’s Ghosts), un film che parla dell’Inquisizione spagnola; ho fatto V x Vendetta, in cui ero una dei combattenti per la libertà; ho recitato per tre mesi al fianco di Danny McBride in Sua Maestà e ho riso per tre mesi…».
La diva si è poi focalizzata sul film che le ha fatto vincere l’Oscar nel 2011, Il cigno nero. «In molti mi hanno detto di aver corso un rischio artistico con quel film e in effetti ho avuto molta paura, specie perché dovevo recuperare la tecnica da ballerina dopo tantissimi anni di inattività. […] Ho provato spesso paura, ma la paura ci protegge, mettendoci in contatto con i nostri limiti. Anche adesso che ho appena debuttato (a Cannes, ndr.) con la mia prima regia ero spaventata, perché non sapevo assolutamente se ne sarei stata in grado. Ma a prescindere da tutto, l’aver diretto e recitato in quel film è stata l’esperienza più profonda della mia vita».
Infine, il premio Oscar ha riflettuto sugli affetti e l’importanza delle relazioni che ha istituito ad Harvard: «Moltissimi dei miei amici di oggi sono quelli di allora. Ci vediamo regolarmente, onoriamo matrimoni e funerali, e ora anche i nostri figli sono amici tra loro. E gli affetti e gli amici sono quelle cose che sanno davvero renderci felici».
Infine ha chiosato lo speech, con un concetto molto semplice e chiaro: «La domanda non è: essere o non essere? La vera domanda è: Come essere?».
Qui sotto il video integrale del discorso:
Fonte: JustJared
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