Dopo mesi di discussioni, confronti e polemiche sui social, NCIS: Origins ha finalmente messo a tacere il dibattito che ha spaccato in due il fandom: Austin Stowell è davvero un degno erede di Mark Harmon nel ruolo di Leroy Jethro Gibbs? La risposta è arrivata con l’atteso episodio crossover tra NCIS e il suo prequel, un evento speciale che ha unito passato e presente in una delle puntate più emozionanti e cinematografiche mai realizzate dal franchise.
L’episodio, diviso in due parti — Funny How Time Slips Away di NCIS: Origins e Now and Then di NCIS stagione 23 — racconta un’indagine durata trent’anni, iniziata nel 1992 e risolta solo oggi. Nella prima parte vediamo il giovane Gibbs (interpretato da Stowell) e il suo mentore Mike Franks (Kyle Schmid) alle prese con un misterioso omicidio di un sottufficiale della Marina, la cui morte viene inizialmente mascherata come un incidente ferroviario. Nella seconda, la storia si chiude con l’intervento del Gibbs originale, interpretato da Mark Harmon, che torna in scena in un’apparizione breve ma potentissima.
È proprio quel momento a segnare il punto di svolta. In una sequenza destinata a restare impressa nella memoria dei fan, la macchina da presa inquadra il volto di Harmon, ormai invecchiato e malinconico, per poi fondere lentamente la sua immagine con quella del giovane Stowell. Il risultato è una transizione perfetta tra le due versioni di Gibbs, un passaggio simbolico che mette in continuità le due anime del personaggio e mostra, finalmente, quanto il nuovo attore sia riuscito a catturarne l’essenza.
Fin dall’annuncio del casting, infatti, i fan avevano diviso la community: c’era chi trovava Stowell troppo diverso fisicamente da Harmon, e chi criticava alcune differenze nel comportamento e nel tono di voce. Altri, invece, riconoscevano nel nuovo Gibbs una freschezza necessaria, capace di umanizzare il personaggio e di mostrare un lato più vulnerabile del futuro agente speciale. Con questo episodio, NCIS: Origins riesce a riconciliare entrambe le visioni, dimostrando che Stowell non vuole imitare Harmon, ma reinterpretarlo con rispetto e autenticità.
Il risultato è sorprendente: il giovane Gibbs conserva la determinazione e la rigidità morale che hanno sempre definito il personaggio, ma mostra anche una sensibilità nuova, coerente con l’età e con l’inesperienza di quegli anni. Come ha dichiarato lo stesso Stowell in diverse interviste, il suo obiettivo è “mostrare chi era Gibbs prima di diventare l’uomo che tutti conosciamo”, e l’episodio crossover riesce a farlo con efficacia, offrendo un ritratto credibile e umano del passato di una leggenda televisiva.
A rafforzare il tutto c’è anche la presenza dietro le quinte di Mark e Sean Harmon, entrambi produttori esecutivi della serie. Il loro coinvolgimento diretto ha garantito una supervisione attenta, e il risultato si vede: NCIS: Origins non è un semplice prequel, ma una vera e propria estensione del mito di Gibbs, capace di dare profondità al suo percorso e, allo stesso tempo, di passare idealmente il testimone alla nuova generazione di attori.
Con questo crossover, il franchise NCIS ha dimostrato di saper rinnovare la sua eredità senza snaturarla. E, finalmente, ha dato ai fan la risposta che aspettavano: Austin Stowell non sostituisce Mark Harmon — ne continua la storia.
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Fonte: CBR
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