Una rivelazione tanto sottile quanto sconvolgente, contenuta nell’episodio 17 della stagione 22 di NCIS, ha appena rimesso in discussione il destino di uno dei personaggi più longevi e amati della serie. Timothy McGee, spesso rimasto nell’ombra nonostante la sua dedizione e intelligenza, si ritrova improvvisamente al centro della scena: un dettaglio scoperto per caso potrebbe non solo cambiare il corso delle indagini, ma anche spalancare le porte a una svolta professionale attesa da anni. Il tutto mentre una figura apparentemente affidabile, il vice direttore LaRoche, si rivela molto più pericolosa di quanto chiunque avesse immaginato.
Andiamo con ordine: il ritorno al centro della narrazione di Gabriel LaRoche (Seamus Dever), introdotto come nuovo vice direttore dell’NCIS, riaccende i sospetti che Timothy McGee (Sean Murray) aveva maturato sin dal suo arrivo. Se inizialmente LaRoche sembrava solo un dirigente freddo e formale, il diciassettesimo episodio lo inquadra infatti come un possibile infiltrato, legato a un’organizzazione di sicari e, cosa ancora più inquietante, forse in combutta con Carla Marino (Rebecca De Mornay), boss della criminalità organizzata e vecchia conoscenza di Alden Parker.
La scoperta che collega entrambi i personaggi a una missione nucleare top-secret e a un cartello noto come Nexus, fa emergere una rete potenzialmente devastante. Non è solo una questione di spionaggio o corruzione interna: se LaRoche e Marino stanno davvero collaborando, le implicazioni sarebbero enormi, e la minaccia potrebbe colpire direttamente il cuore dell’NCIS.
Tuttavia, a rendere l’episodio davvero cruciale nell’economia narrativa è una svolta inaspettata nella storyline di McGee. L’agente, che finora aveva osservato tutto in silenzio, scopre che la soffiata anonima che ha permesso alla squadra di individuare il sicario chiamato “Il Poeta” proviene da un server governativo denominato Nocturne — nome che aveva già notato su un quaderno durante una visita nell’ufficio di LaRoche. Questo dettaglio, apparentemente insignificante, si rivela invece il pezzo mancante di un puzzle complesso.
Il confronto tra McGee e LaRoche nelle scene finali dell’episodio non è solo un momento di tensione narrativa, ma anche il segnale di un possibile ribaltamento di ruoli. Il primo, per anni rimasto in una posizione secondaria nonostante il suo valore, si ritrova ora con una possibilità concreta: se riuscirà a smascherare LaRoche, potrebbe finalmente ottenere quella promozione che gli era stata ingiustamente negata.
Proprio a questo punto arriva un’ulteriore rivelazione: è stato LaRoche stesso, con una lettera inviata ai vertici, a sabotare la candidatura di McGee. Il motivo? Secondo lui, il team NCIS era troppo unito, troppo “familiare”, per essere guidato da un interno. Da qui la decisione di affidare il ruolo a un esterno, che avrebbe portato — almeno sulla carta — maggiore oggettività. Una mossa calcolata, che ora rischia di ritorcersi contro chi l’ha orchestrata.
Mentre il finale di stagione si avvicina, questo episodio appare indubbiamente come una tappa decisiva verso l’attesa conclusione: i pezzi sulla scacchiera sono quasi tutti al loro posto, e le alleanze, così come i tradimenti, cominciano a delinearsi. In mezzo a tutto questo, Timothy McGee potrebbe finalmente avere il suo momento di riscatto, trasformando un’indagine personale in un’occasione irripetibile per cambiare il proprio destino all’interno dell’NCIS.
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Fonte: Collider
