Lungo, interessante e agghiacciante: così potremmo definire il reportage di questa settimana di Hollywood Reporter, che in un articolo-fiume (oltre 40.000 battute!) esplora un mondo che siamo soliti dare per scontato ma che non è così onesto e innocente come potrebbe sembrare. Ma di cosa si parla in questo rapporto? Semplice: del modo in cui gli animali vengono trattati sui set hollywoodiani. Ogni volta che vediamo una pellicola che vede come protagoniste delle bestie vere, siamo abituati, nei titoli di coda, a leggere quella rassicurante scritta: «Nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questo film»; una formula standard, garantita dalla AHA, la American Humane Association, associazione che si occupa di monitorare il modo in cui gli altri esseri viventi vengono trattati sui set, impedendo violenze e abusi.

O meglio: fingendo di. Il Reporter riporta (scusate il gioco di parole) infatti una lunga serie di casi, documentati con mail private venute in possesso della redazione della rivista, di presunti set “sicuri” sui quali sono invece morti (o hanno rischiato di) decine di animali. Avete presente, per esempio, la scena del quasi-annegamento della tigre in Vita di Pi? Ebbene, era tutto vero: l’animale è stato spedito in scena senza sicurezza e ha rischiato davvero di annegare durante le riprese. Lo stesso vale per Lo Hobbit, le cui riprese sono costate la vita a quasi 30 tra pecore e capre; eppure il film risulta “animal friendly”, perché le morti (per disidratazione e malnutrizione) sono avvenute in un periodo di pausa delle riprese e non mentre gli ovini erano sul set.

Gli esempi e i casi clamorosi si sprecano, e il Reporter spiega anche i motivi di questo scandalo: politici e di opportunità, soprattutto, oltre che di palese disinteresse verso il benessere degli animali. È una lettura interessante, se masticate l’inglese e se avete uno stomaco di ferro: di fronte a certi abusi è difficile rimanere impassibili.

Fonte: Hollywood Reporter

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