Nicolas Winding Refn: il diavolo è femmina
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Nicolas Winding Refn: il diavolo è femmina

Con The Neon Demon il regista torna alle atmosfere notturne e ipnotiche che lo hanno consacrato grande autore. Ma per la prima volta il cinema ha una donna come protagonista

Nicolas Winding Refn: il diavolo è femmina

Con The Neon Demon il regista torna alle atmosfere notturne e ipnotiche che lo hanno consacrato grande autore. Ma per la prima volta il cinema ha una donna come protagonista

«Com’è il tempo in Italia? C’è il sole?». Te lo dice, al telefono, con una strana nota di speranza. Come se venisse dal buio infinito interstellare. E in effetti, da un mondo un po’ buio Nicolas Winding Refn viene. Poi ci mette del suo, esagera: «Qui in Danimarca abbiamo undici mesi di inverno: anche adesso è grigio e piove», dice. E non hai il coraggio di confessargli che è grigio anche qui. Tra la realtà e la leggenda, regaliamogli la leggenda. A dire il vero, Refn, nei suoi film, il sole non lo carezza tanto. Preferisce atmosfere notturne, elettriche, artificiali. Più neon che mezzogiorni di fuoco.  Ha 45 anni, una moglie attrice – Liv Corfixen, anche autrice di un documentario su di lui –  e due figlie. Un prestigio come autore cult ottenuto con Drive, gran premio della giuria a Cannes 2011, una nomination all’Oscar, 80 milioni di dollari incassati. Ma è anche il regista che ha scoperto il talento ispido di Tom Hardy, protagonista del suo Bronson del 2008. Nelle interviste su YouTube lo vedi deciso, determinato, sicuro di sé. Forse persino troppo. Al telefono, lo scopri giocoso, quasi infantile: lui ci prova, a fregarti. Ma sa che è un gioco. Parla un inglese fluente, senza asprezze da Nord Europa. L’America, del resto, è per lui molto più dell’approdo obbligato di chi fa cinema lontano da Hollywood. Lui in America ci è cresciuto: a otto anni con la famiglia si è trasferito a New York, lì ha trascorso infanzia e adolescenza, lì si è iscritto alle prime scuole di teatro. Poi, il cinema. Senza neanche sapere come si tenesse in mano una cinepresa, a poco più di vent’anni. Con i genitori che adorano la Nouvelle Vague, mentre lui – per reazione – preferisce Non aprite quella porta, il suo film rivelatore, il suo cult movie. Dopo Drive, Refn gira a Bangkok Solo Dio perdona, che raccoglie critiche e consensi ugualmente accesi. Adesso, è per la terza volta in concorso a Cannes, con The Neon Demon. Protagonista Elle Fanning, nel cast c’è anche Keanu Reeves con il quale il regista aveva progettato, sette anni fa, di girare una versione contemporanea di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, poi mai realizzata. In The Neon Demon una ragazza va a Los Angeles per fare la modella. Troverà un mondo molto competitivo, e anche di peggio. La bellezza impossibile, perfetta, di una modella adolescente. Una bellezza “pericolosa”. Da punire. La bellezza è quella luminosa, quasi sovrumana di Elle Fanning, classe 1998, sorella di Dakota. Tempo fa, la moglie del regista si era lasciata sfuggire un’anticipazione: il film sarebbe ispirato alla figura di Elizabeth Bathory, una nobildonna ungherese schizoide, che alla fine del Cinquecento pare avesse torturato e ucciso – con la complicità della servitù – oltre un centinaio di giovani donne, facendo il bagno nel loro sangue.

Nicolas, è fondato il riferimento a Elizabeth Bathory?
«No, in realtà no. So che se ne è parlato, ma la mia storia non c’entra nulla con quella leggenda».

E allora di che cosa parla il film?
«E no, il film è come un regalo di Natale: nessun bambino vuole che gli si dica che cosa c’è dentro il pacco!».

Mettiamola così: come lo descriverebbe?
«Un teen horror movie sull’ossessione per la bellezza. Un’ossessione che dura molto di più della bellezza».

Come si trasforma questa contraddizione in una sceneggiatura?
«Diciamo: che cosa succede quando alcune donne ancora belle, ma alla fine del percorso della loro bellezza, ne incontrano una dalla bellezza purissima, virginale?».

Sembra di sentire la favola di Biancaneve.
«E in effetti un po’ c’entra».

Oppure si pensa a Lolita di Kubrick.
«Sì, perché la bellezza di un’adolescente diventa potere assoluto. Ma non ci sono altri riferimenti».

La giovane modella che viene da un piccolo centro e approda a Los Angeles le assomiglia in qualche modo? Anche lei dalla Danimarca è arrivato a L.A.
«Sì, in qualche modo si connette alla mia vita. Del resto è un archetipo della favola: il ragazzo o la ragazza innocente che va nella grande città».

Quand’è che ha pensato a Elle Fanning?
«Abbastanza presto. Ho provinato tante modelle, per il ruolo, ma pochissime attrici: lei si è imposta subito. Aveva 16 anni quando abbiamo iniziato a girare: aveva quella bellezza perfetta, innocente, che cercavo».

 

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Foto © Gunther Campine Ressources/Space Rocket Nation/Vendian Entertainment/Bold Films

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