I remake sono sempre un rischio, ma nel cinema horror lo sono ancora di più. Riprendere un classico del genere richiede equilibrio, rispetto e consapevolezza del materiale originale: qualità che pochi riescono davvero a mantenere. Alcuni registi sono riusciti nell’impresa — basti pensare a IT, Nosferatu o The Fly, capaci di aggiornare le paure di un’epoca senza tradirne l’anima. Ma altri, invece, dimostrano che non tutto merita una seconda possibilità.
Hollywood ha un debole per riesumare vecchi franchise, ma non sempre la nostalgia porta buoni frutti. A volte il risultato è un disastro totale: idee confuse, recitazione fuori controllo e un’atmosfera che evapora nel momento stesso in cui dovrebbe catturarti. E quando un film horror fallisce, non lo fa mai in silenzio: diventa famoso per tutti i motivi sbagliati.
Il genere horror vive di atmosfera, ritmo e inquietudine. Basta perdere uno di questi elementi per trasformare un film spaventoso in una parodia involontaria. E The Wicker Man — il remake del capolavoro del 1973 — è l’esempio perfetto di come tutto possa andare storto.
Tra tutti i rifacimenti malriusciti, quello diretto da Neil LaBute nel 2006 si distingue per essere una lezione su come distruggere un classico. L’originale era un racconto disturbante e intelligente, costruito su una tensione lenta e costante, capace di mettere a disagio lo spettatore con il suo contrasto tra fede, moralità e sacrificio. Il remake, invece, trasforma l’incubo in una farsa.
La trama rimane più o meno la stessa: il poliziotto Edward Malus, interpretato da Nicolas Cage, si reca su un’isola sperduta per indagare sulla scomparsa di una bambina, solo per scoprire che la comunità locale è dominata da un culto di donne dedite a riti pagani. Un punto di partenza solido, ma la messa in scena crolla immediatamente. Il film tenta di prendersi sul serio, ma finisce per diventare una commedia involontaria, fatta di interpretazioni sopra le righe, dialoghi assurdi e momenti talmente esagerati da diventare meme immortali.
Tutto ciò che rendeva l’originale un’esperienza disturbante — l’ambiguità morale, la tensione spirituale, il senso di impotenza del protagonista — qui svanisce completamente. Al suo posto resta un insieme confuso di cliché e urla scomposte, dove la suspense lascia spazio al ridicolo. Il finale, che nel film del 1973 era un colpo allo stomaco, qui è solo un’altra scena che fa sorridere per le ragioni sbagliate.
Per molti appassionati, il Wicker Man del 2006 rappresenta uno dei peggiori remake della storia dell’horror, un film che non doveva esistere. Una lezione per Hollywood: non tutti i cult hanno bisogno di essere riportati in vita, e certi incubi funzionano solo se lasciati dormire per sempre.
Fonte: ComicBook
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