«Non ha rivali»: per Quentin Tarantino questa è la serie più bella di sempre
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«Non ha rivali»: per Quentin Tarantino questa è la serie più bella di sempre

Il regista di Pulp Fiction e Kill Bill ha confessato di essere rimasto folgorato da un racconto di fantasmi capace di commuovere e inquietare

«Non ha rivali»: per Quentin Tarantino questa è la serie più bella di sempre

Il regista di Pulp Fiction e Kill Bill ha confessato di essere rimasto folgorato da un racconto di fantasmi capace di commuovere e inquietare

Collage Quentin Tarantino e Hill House

Quentin Tarantino non ha mai fatto mistero della sua avversione per l’era dello streaming. In più occasioni, il regista di Pulp Fiction e C’era una volta a… Hollywood ha criticato l’industria per aver sacrificato l’esperienza cinematografica tradizionale, privilegiando le uscite dirette in piattaforma a scapito delle sale. Ma anche un purista come lui ha ceduto — durante la pandemia — alle maratone sul divano, e da quell’isolamento forzato è nata una sorpresa: la scoperta della sua serie preferita in assoluto.

Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2020 a The Jerusalem Post, Quentin Tarantino ha dichiarato senza esitazione che The Haunting of Hill House, la miniserie horror creata da Mike Flanagan per Netflix, è la sua serie del cuore. Una rivelazione che ha sorpreso molti, non solo per il genere, ma perché proviene da un regista abituato a celebrare il cinema d’autore e i classici del grande schermo.

Andata in onda per la prima volta nel 2018, The Haunting of Hill House ha segnato un punto di svolta per il genere horror in TV. Basata liberamente sull’omonimo romanzo di Shirley Jackson, la serie racconta la storia della famiglia Crain, alternando passato e presente in un intreccio narrativo che unisce la ghost story alla riflessione sul trauma, il lutto e il peso della memoria. Ogni episodio si concentra su un personaggio diverso, svelando poco a poco il mosaico delle loro paure e fragilità.

Trattandosi di Tarantino, che ha costruito la sua carriera su personaggi forti, dialoghi affilati e strutture narrative fuori dagli schemi, è facile comprendere perchè sia affascinato da una serie che fa della profondità emotiva il suo motore principale. La regia di Flanagan non si limita a spaventare: costruisce l’angoscia con cura, valorizzando l’atmosfera e il non detto. Emblematico è l’episodio 6, girato in lunghi piani sequenza che raccontano, attraverso la messa in scena teatrale, il legame inscindibile tra passato e presente.

The Haunting of Hill House può contare su un cast affiatato, tra cui Victoria Pedretti, Oliver Jackson-Cohen, Carla Gugino, Michiel Huisman e Henry Thomas, tutti già visti o ritrovati nei successivi progetti di Flanagan. La loro chimica contribuisce a rendere tangibile il dolore dei personaggi, facendo emergere i fantasmi interiori ancor prima di quelli che infestano le stanze della casa.

Anche la scrittura è una delle chiavi del successo della serie: ogni dialogo, ogni dettaglio visivo ha un peso emotivo. E questa attenzione al racconto, all’architettura narrativa e al valore simbolico delle immagini è esattamente ciò che ha colpito un regista come Tarantino, che considera la scrittura e il montaggio parte integrante della visione autoriale.

L’apprezzamento di Tarantino rappresenta un riconoscimento importante non solo per la serie, ma anche per Mike Flanagan, oggi considerato uno dei maestri dell’horror contemporaneo. Dopo Hill House, il regista ha proseguito il suo percorso con The Haunting of Bly Manor, Midnight Mass e The Fall of the House of Usher, mantenendo lo stesso tono elegante e malinconico.

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Foto: Andreas Rentz/Getty Images

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