Abbiamo saputo da una recente intervista che Pedro Almodóvar tornerà in primavera dietro la macchina da presa per dirigere il suo Silenzio, un film al femminile in perfetta linea con la sua poetica.
Il nome di questo regista, pur legato a grandi attrici del cinema internazionale, non è mai stato associato a quello di Hollywood, nonostante in passato si siano ventilate possibilità di collaborazioni piuttosto interessanti. Tra queste, quella di maggiore spicco è senza dubbio Brokeback Mountain, la pellicola che lo avrebbe visto dietro la macchina da presa, se non avesse rifiutato.
La ragione è estetica e, in un certo senso, anche morale: per Almodóvar, che ha resistito alle avances di Hollywood dopo gli Oscar per Tutto su mia madre e Parla con lei, le possibilità di girare un film in inglese sono tutt’ora aperte, ma non necessariamente con gli Studios.
Spiega infatti: «Mi avevano offerto Brokeback Mountain ma ero molto scettico. Pensandoci, non so se abbia fatto un errore a rifiutare. Mi avevano promesso totale libertà artistica e sul final cut, ma quella storia era troppo fisica – non è solo il fatto che i due cowboy dormano insieme una volta – e questo aspetto doveva essere necessariamente contemplato nel film. Penso che Ang Lee si sia spinto il più in avanti possibile e mi piace molto la sua versione. Io, però, me la sono sempre immaginata diversa e non penso che sarei stato in grado di riprodurla in concreto così come avrei voluto. Non me lo avrebbero permesso.»
Espresso in questi termini, si tratta della questione piuttosto ricorrente nella storia del cinema della libertà espressiva di un regista contro la correttezza e la desiderabilità sociale imposta o espressa da un produttore. Il cinema hollywoodiano è intriso di esempi che hanno dimostrato, nel tempo, gli effetti di questa divergenza di intenzioni: dal boicottaggio da parte della stampa di Quarto Potere di Orson Welles al final cut di C’era una volta in America di Sergio Leone. In gioco, c’è sempre stata la volontà di un regista di usare il linguaggio cinematografico in modo autonomo, contro il freno degli Studios o della morale comune di accondiscendere a un presunto gusto “medio” del pubblico, che quelle stesse agenzie avevano contribuito a istituire.
Fonte: Financial Times
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