Quando incontri Woody Allen, quasi non ci credi. Gli occhiali, l’espressione, il tono della voce. Il modo in cui muove le mani e le spalle strette: non è lui che entra dentro la realtà, sei tu che ti ritrovi in un suo film. Anche in questa suite di un grande albergo di Cannes, col sole alto di mezzogiorno che scalda i vetri e gli avanzi del buffet in un angolo, ogni risposta che dà è l’opera di un grande drammaturgo. Nel suo nuovo film Irrational Man, presentato a maggio al festival francese (qui la nostra recensione), torna ad affrontare questioni esistenziali irrisolvibili con la leggerezza del commediografo che ama il suo pubblico: Joaquin Phoenix è un professore di filosofia in fase autodistruttiva, Emma Stone la studentessa che si innamora – non corrisposta – di lui. A sconvolgere il loro mondo sarà una scelta irresponsabile e le sue conseguenze.

Best Movie: Come nasce l’interesse per la filosofia, che nei suoi film è ricorrente?
Woody Allen: «È nato quando ero ancora molto giovane: avevo vent’anni, ero sposato e mia moglie si stava specializzando in filosofia, così tornava a casa con tutti questi libri e i compiti da fare. Io la aiutavo e leggendoli notavo che c’erano elementi presenti anche nelle opere di Dostoevskij e di Kafka, e poi nei film di Ingmar Bergman».

BM: È stato intenzionale dirigersi verso una storia più cupa, dopo una parentesi leggera come Magic in the Moonlight?
WA: «Non programmo mai nulla del genere, sono semplicemente molto felice di avere un’idea, di qualsiasi tipo. Se il soggetto di un film è cupo come il precedente, lo sviluppo lo stesso».

BM: Oggi si sente più ottimista o pessimista rispetto a qualche anno fa?
WA: «Sono sempre pessimista, non è cambiato nulla! Il mio pessimismo è così profondo e assoluto che non può andare da nessuna parte, non posso essere più pessimista di quanto ero da giovane».

BM: Forse dovrebbe uccidere qualcuno, come certi protagonisti dei suoi film. Magari l’umore ne gioverebbe.
WA: «Sì, così rimarrei l’unica persona al mondo! Tuttavia in pensieri di questo tipo c’è un elemento creativo, che è utile quando si sceneggia. Capita ad esempio di essere seduti in treno o sdraiati sul letto e pensare: “Questa sarebbe la rapina perfetta, potrei farla egregiamente”. Quando penso alle regole del perfetto omicidio da un punto di vista estetico, mi immagino di andare in un negozio di frutta, avvelenare un’arancia con una siringa e poi lasciarla lì… Solo che così non vale, perché non puoi uccidere uno sconosciuto a caso. Dev’essere qualcuno che conosci, altrimenti sono in grado di farlo tutti. Va contro le regole del gioco. Succede anche nei film di Alfred Hitchcock: funziona così, accade perché è un elemento estetico. C’è un bisogno creativo da soddisfare».

BM: Entrambi i protagonisti di Irrational Man sono attratti dal pericolo, succede anche a lei?
WA: «Io non cerco affatto il rischio, sono il tipico codardo della classe media. Jill (Emma Stone, ndr) è come me, si prende una cotta per Abe (Joaquin Phoenix, ndr) perché è carismatico, vulnerabile, autodistruttivo, però lei è una fanciulla borghese che starebbe meglio con un ragazzo del campus, uno con una vita normale, non dovrebbe farsi coinvolgere da un filosofo irrazionale del genere. Ma gli esistenzialisti sono fiammeggianti. Quando leggi gli altri filosofi, ad esempio Spinoza, li trovi brillanti ma sono anche pesanti, mentre nell’esistenzialismo incontri tutti questi uomini che bevono caffè, fumano, scrivono di suicidio e di ammazzare la gente… E poi partoriscono anche questi brani filosofici che sono pieni d’azione come romanzi e spettacoli. Quindi Jill viene trascinata dal carisma di Abe così come le persone che leggono filosofia vengono coinvolte dall’esistenzialismo, dalla sua teatralità».

BM: Vale anche per lei?
WA: «Per me mai, non sono uno che si fa trascinare, a me basta stare nella mia stanza. Per dire, io non ho mai fumato marijuana nella mia vita, non sono una persona curiosa. È strano perché tutti ne sono convinti, ma non è così: ad esempio non sono curioso di viaggiare, potrei vivere per sempre tra le quattro mura di casa se mia moglie (Soon-Yi Previn, ndr) me lo permettesse. Non lo so perché».

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Foto: Getty

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