Nella marea quotidiana di nuovi titoli in arrivo sulle piattaforme di streaming, capita raramente che un documentario riesca a emergere tra film di finzione, serie acclamate e blockbuster internazionali. Eppure Untold: Shooting Guards, disponibile su Netflix dal 5 maggio 2025, ha fatto esattamente questo: è salito rapidamente tra i contenuti più visti sulla piattaforma, e lo ha fatto con una storia che non offre risposte facili, ma lascia un segno profondo.
Parte della serie antologica Untold, che si propone di esplorare il lato più oscuro e inedito dello sport professionistico, Shooting Guards ricostruisce uno degli episodi più controversi della storia dell’NBA: il conflitto esploso nel 2009 tra Gilbert Arenas e Javaris Crittenton, compagni di squadra nei Washington Wizards, che degenerò fino al punto in cui — letteralmente — vennero sequestrate armi da fuoco nello spogliatoio. Una storia vera che all’epoca fece scalpore, ma che oggi, raccontata con nuovi materiali e testimonianze dirette, rivela una complessità molto più profonda di quanto suggerivano i titoli di giornale.
Il documentario non si limita alla cronaca dei fatti. Sì, ci racconta nei dettagli quella famosa partita a carte sul volo da Phoenix, la discussione degenerata, l’arrivo di Arenas in spogliatoio con tre pistole, la replica di Crittenton (“ne ho una mia”), le sospensioni, le sanzioni e le cadute. Ma lo fa cercando di andare oltre l’evento, interrogandosi su cosa abbia permesso che tutto questo accadesse.
Attraverso interviste esclusive ai due protagonisti, ai loro ex compagni di squadra, a dirigenti, familiari e cronisti, Untold: Shooting Guards ricostruisce una spirale tossica di silenzi, orgoglio, senso di impunità e pressione costante. Un ambiente in cui la rivalità sportiva si trasforma in tensione permanente, e dove il concetto di “essere uomo” si intreccia pericolosamente con quello di dominio e minaccia.
Il documentario ci mette davanti a una verità scomoda: anche gli eroi sportivi hanno limiti, ferite, errori. E quando mancano strumenti per elaborare frustrazione e rabbia, la fama può diventare un acceleratore del disastro.
Le conseguenze di quell’episodio sono state pesanti per entrambi. Arenas, all’epoca una delle stelle emergenti dell’NBA, fu sospeso per il resto della stagione e denunciato per possesso illegale di arma da fuoco. Crittenton, invece, vide la sua carriera sgretolarsi lentamente: dopo un breve passaggio in G-League e alcune esperienze all’estero, finì coinvolto in un caso di omicidio colposo e venne condannato a una lunga pena detentiva. È uscito di prigione solo nel 2023.
Ma Untold: Shooting Guards non è interessato solo alla spettacolarizzazione del crollo. Piuttosto, usa la loro storia come lente per analizzare il funzionamento (e il malfunzionamento) di un sistema: quello dello sport professionistico come fabbrica di idoli spesso lasciati soli con la loro fragilità.
Sui social, il documentario è diventato immediatamente oggetto di discussione: da un lato c’è chi ricorda con incredulità i titoli dei giornali di allora, dall’altro chi riflette sull’impatto che una cultura della competizione estrema può avere su giovani uomini cresciuti con l’idea che l’aggressività sia forza, e il silenzio, maturità.
Il merito del film è proprio questo: non si limita a raccontare un caso, ma invita a fare domande. Che tipo di pressione subiscono gli atleti? Quanto conta l’ambiente, e quanto l’individuo? E soprattutto: cosa succede quando due giovani, in un contesto ipercompetitivo, vengono lasciati soli a gestire un conflitto con l’unico linguaggio che hanno imparato?
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