Sui social non si parla d’altro: la nuova docuserie True Haunting, appena approdata su Netflix, sta lasciando gli spettatori sconvolti e insonni. C’è chi racconta di non essere più riuscito a dormire “dopo il secondo episodio”, e chi giura di non avere il coraggio di guardarla “con le luci spente”. Il consenso è unanime: è meglio affrontarla di giorno, perché il terrore che provoca si estende ben oltre la singola visione.
Uscita il 7 ottobre, la serie ideata e prodotta da James Wan, il maestro dell’horror e mente creativa dietro a saghe come The Conjuring e Insidious, porta il realismo nel sovrannaturale. True Haunting parte infatti da testimonianze vere: persone comuni che sostengono di aver vissuto esperienze paranormali documentate, raccontate ora con uno stile a metà tra docuserie e cinema dell’orrore. Composta da cinque episodi, la serie alterna interviste autentiche a ricostruzioni cinematografiche che non risparmiano colpi di scena, jumpscare e inquietudini degne dei migliori horror contemporanei.
Nei primi episodi conosciamo Chris DiCesare, uno studente universitario che negli anni ’80 afferma di essere stato perseguitato da una presenza demoniaca nel dormitorio di New York. Poi la narrazione si sposta su una famiglia dello Utah, i Miller, impegnati a ristrutturare una vecchia casa vittoriana a Salt Lake City. Il sogno di una nuova vita si trasforma presto in un incubo, quando la dimora si rivela infestata da una forza maligna. A investigare arrivano persino Ed e Lorraine Warren, i celebri demonologi realmente esistiti che hanno ispirato i film della saga di The Conjuring.
Fin dal suo debutto, True Haunting ha fatto impazzire il pubblico horror. Su Reddit e X si moltiplicano i commenti di chi invita a non guardarla “da soli o dopo il tramonto”, mentre su TikTok la serie è diventata virale, grazie alle reazioni terrorizzate degli spettatori. «Non dormo più da tre notti», scrive un utente. «Guardarla a luci spente è un errore che non commetterò mai più», dice un altro.
Il merito, spiegano molti, è del perfetto equilibrio tra tensione narrativa e credibilità visiva. Ogni episodio costruisce la paura con lentezza e precisione, senza effetti eccessivi ma con un costante senso di disagio che cresce scena dopo scena. È un horror che gioca sulla suggestione e sulla potenza del racconto orale, riportando il paranormale alla sua dimensione più disturbante: quella del possibile.
Anche la critica specializzata ha accolto positivamente la serie. Heaven of Horror l’ha definita “ricca dei segni distintivi di James Wan” e ha scritto che “potrebbe essere il miglior docudrama horror mai realizzato da Netflix”. Decider ha elogiato la capacità della produzione di “mescolare efficacemente ricostruzioni e interviste reali, una combinazione rara nel genere”.
Non mancano però gli scettici. Alcuni spettatori sostengono che True Haunting “romanticizzi il paranormale” e che incoraggi il pubblico a credere nei fantasmi senza prove convincenti. Altri la criticano come “l’ennesima storia di fantasmi ben confezionata ma poco profonda”. Tuttavia, anche i detrattori ammettono che la confezione tecnica e la regia impeccabile ne fanno uno dei prodotti più curati di Netflix nel campo del true horror.
Con True Haunting, James Wan conferma la sua abilità nel trasformare la paura in linguaggio visivo, spostando i confini tra cinema e realtà documentaria. Non importa se credete o meno ai fantasmi: dopo aver visto questa serie, potreste trovarvi a lasciare la luce accesa prima di dormire.
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