Odissea, dietro le polemiche sul casting di Lupita Nyong'o c'è un dibattito molto più ampio
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Odissea, dietro le polemiche sul casting di Lupita Nyong’o c’è un dibattito molto più ampio

Tra dibattiti sui social e accuse di "scarsa accuratezza storica", ecco perché il nuovo film di Nolan sta facendo tanto discutere

Odissea, dietro le polemiche sul casting di Lupita Nyong’o c’è un dibattito molto più ampio

Tra dibattiti sui social e accuse di "scarsa accuratezza storica", ecco perché il nuovo film di Nolan sta facendo tanto discutere

Lupita Nyong'o sarà Elena di Troia nell'Odissea di Nolan

Fin dalla diffusione online del primo trailer, l’Odissea di Christopher Nolan è stata presa d’assalto dalle critiche. Dalle scelte di traduzione ai costumi, passando per le barche, le armature e gli elmi, quasi tutti gli elementi del nuovo kolossal sono stati passati in rassegna e accusati di “scarsa accuratezza storica”. Nessuna polemica, però, ha avuto così tanta risonanza come quella che ruota attorno alle scelte di casting, in particolare per quanto riguarda l’attrice premio Oscar Lupita Nyong’o, che interpreta il doppio ruolo di Elena di Troia e di Clitennestra.

Odissea, da dove nasce la polemica?

In quanto americana di origini keniote e messicane, Nyong’o sfida i canoni tradizionali di Hollywood, che finora hanno sempre rappresentato Elena di Troia come una donna bionda dalla pelle bianca. Sebbene l’interpretazione più famosa e più recente sul grande schermo sia probabilmente quella di Diane Kruger in Troy, c’è da dire che questa non è la prima volta che una donna nera veste i panni di Elena. È successo nel 1950 a teatro, quando Eartha Kitt è stata scelta da Orson Welles per lo spettacolo The Blessed and the Damned, e in poi Tv, precisamente in Xena – Principessa guerriera, dove Elena aveva il volto di Galyn Görg.

Difficile stabilire con certezza che immagine di Elena avessero gli antichi greci. L’epica e i miti, dopotutto, appartengono alla tradizione orale ed erano generi pensati appositamente per mutare nel tempo e per adattarsi, di volta in volta, ai valori correnti. Quello che sappiamo è che, nell’Odissea, Omero (o chi per lui) le attribuisce gli epiteti “dai bei capelli” e “dalle bianche braccia”. Occorre comunque ricordare che l’epiteto è una figura retorica con particolari funzioni: da una parte identifica e rende riconoscibile immediatamente il personaggio richiamando una sua caratteristica, dall’altra evoca un immaginario che era ben noto agli ascoltatori del tempo (e che potrebbe non essere immediato per noi, millenni dopo). “Dalle bianche braccia”, ad esempio, era un epiteto solitamente associato alle dee; in altre parole, Omero non ci sta necessariamente dicendo che Elena è pallida, bensì che è bella come una dea.

Il caso in Grecia

In questo senso, è interessante notare come in Grecia la polemica attorno all’Odissea di Nolan abbia assunto confini molto più ampi. La questione di Lupita Nyong’o non è che la punta dell’iceberg, poiché  al regista viene recriminato di non aver scelto alcun attore greco per i protagonisti principali, che sono tutti americani o inglesi. L’unico membro del cast con origini greche è Michael Vlamis, che però ricopre il ruolo di un personaggio secondario non meglio identificato. Si tratta di una decisione in linea con le tendenze di Hollywood, che da Ulisse del 1954 al recente Hercules (2014), passando per Troy (2004) e Scontro tra titani (sia quello del 1981 che il remake del 2010) non ha mai optato per attori greci per i ruoli di spicco. Forse, però, questa volta “brucia” più del solito, considerato che Christopher Nolan ha usufruito di 6.5 milioni di euro in finanziamenti dal governo greco per poter effettuare le riprese nella zona del Peloponneso.

Una polarizzazione che è innanzitutto politica

Per chi è appassionato di cinema e si informa su uscite imminenti e novità, la polemica su Odissea non rappresenta davvero nulla di nuovo. È accaduta la stessa cosa con Rachel Zegler, Halle Bailey, Nico Parker, Cynthia Erivo, Yara Shahidi, Francesca Amewudah-Rivers e molti altri. Se da una parte ci sono spettatori che sono realmente affezionati a una particolare versione di un personaggio (pensiamo a Biancaneve o a La Sirenetta), dall’altra il discorso si è irrimediabilmente polarizzato su due fazioni che sono senza dubbio di matrice politica e che riflettono due diverse visioni del mondo

Non è un caso, infatti, che la negatività diretta verso Lupita Nyong’o sia aumentata esponenzialmente con l’intervento su X di Elon Musk, che ha accusato Nolan di aver «gravemente insultato il popolo greco» e di essere «razzista contro i bianchi». Ha inoltre suggerito che la scelta di Nyong’o derivi unicamente dal desiderio di aderire ai criteri di inclusione degli Oscar, incolpando il regista di «aver venduto la sua integrità» e di «inginocchiarsi davanti alle pressioni woke pur di vincere premi».

Il mondo sta cambiando e il discorso politico si sta estremizzando, alimentato da figure di spicco online che agiscono di fatto come potenti influencer e da social network in cui si ricerca sempre di più lo scontro sui temi di attualità. È normale che nel mirino della conversazione si ritrovino film come Odissea: le opere di Christopher Nolan hanno sempre rappresentato importanti eventi culturali, sono stati viste da milioni di persone e sono solitamente accompagnate da lunghe settimane di confronto e discussione tra gli spettatori. Senza dubbio, il regista sapeva a cosa andava incontro quando ha scelto di mettere mano a uno dei testi fondanti della cultura occidentale. Non si può negare che Nolan sia uno dei pochissimi autori in grado di far coincidere l’evento cinematografico con una mobilitazione sul piano culturale, politico e, in qualche modo, identitario. È un fenomeno che di per sé non può che far del bene al cinema, ma che d’altra parte, se non controllato, rischia di sfociare in derive estreme e in manifestazioni d’odio verso le persone coinvolte.

Cosa hanno risposto Lupita Nyong’o e Christopher Nolan

Dal canto loro, i diretti interessati si sono tenuti il più lontano possibile dalle polemiche, limitandosi a poche battute di risposta.

Nyong’o ha dichiarato all’outlet Elle di non sentirsi in dovere di dare spiegazioni o di interagire con le critiche online. Ribadendo il suo pieno sostegno alla visione del regista, ha affermato: «Il nostro cast rappresenta il mondo di oggi. L’Odissea è un racconto grandioso che attraversa il tempo e lo spazio. È per questo che il cast è come lo vedete. Rappresentiamo la narrazione epica del nostro tempo.»

Nolan, invece, ha direttamente liquidato la questione come “irrilevante”, invitando a giudicare il film soltanto dopo averlo visto: «Queste discussioni che avvengono prima dell’uscita dell’opera non hanno alcun peso, perché nessuna di queste persone ha visto il film. […] Dall’esperienza con la trilogia di Batman, ho imparato che, come regista, non puoi lasciarti influenzare da queste cose. Ciò che devi fare è semplicemente rendere omaggio al testo originale reinterpretandolo nel modo che personalmente ritieni più convincente.»

Photo by Karwai Tang/WireImage

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