In sala dal prossimo 25 ottobre e corredato da un cast che vanta stelle come Salma Hayek, Benicio Del Toro, John Travolta e l’astro nascente Blake LivelyLe Belve (Savages) di Oliver Stone si preannuncia un’uscita succulenta per quest’inizio di stagione. In un Messico bollente si snoda la vicenda di Ben e Chon, due giovani alle prese con le minacce del cartello della droga, cui fanno concorrenza con una poderosa piantagione di marijuana.

Il regista Oliver Stone, accompagnato da Hayek e Travolta, ha incontrato i giornalisti alla Casa del Cinema durante la conferenza stampa del film per rispondere alle domande su questa sua ultima fatica cinematografica.

John, Salma, cosa vi ha attratto maggiormente in questo progetto?
Travolta: La sceneggiatura mi ha colpito moltissimo: è una delle cose più originali che abbia letto negli ultimi anni. È fresca, movimentata e tratta temi attualissimi, non solo in Messico ma a livello internazionale. In questo film ho intravisto tutto ciò che amo del cinema e girandolo ho trovato molto altro ancora. Oltretutto, il personaggio che interpreto, Dennis, è straordinario. L’ho scoperto man mano, attraverso una ricerca approfondita con Oliver e gli altri. In un dramma di Tennessee Williams c’è una splendida frase: “Io dipendo dalla gentilezza degli sconosciuti”. Beh, io dipendo dalla bravura degli scrittori. Amo essere una musa al servizio di menti brillanti, portare alla vita i personaggi sotto la guida di grandi professionisti. Con Oliver è stato così.
Hayek:
Beh, diretta da Oliver Stone avrei accettato anche la parte di un albero! Scherzi a parte, Elena è un grande personaggio che mi ha attratta immediatamente; è crudele, ma allo stesso tempo è una cattolica osservante. È una donna contraddistinta da una grande solitudine, sfoga questo disagio con la servitù; persino con Ophelia (Blake Lively, ndr), sua prigioniera, sviluppa un rapporto quasi madre-figlia. Non appena mi proposero il ruolo, mi dissi “ok, questo film sarà un incubo, non posso essere così fortunata da avere un ruolo pazzesco, essere diretta da un gran regista e godermi l’esperienza!”. E invece, lavorare con Oliver è stato fantastico.

Oliver, non molti tra i tuoi film sono tratti da libri preesistenti. Cosa l’ha attratto di questo romanzo di Wilson?
Stone: Non ho mai letto un libro poliziesco così originale e scevro da luoghi comuni. Avevo già lavorato con Don Winslow in passato ed avevo una grande stima per lui. Non approvava tutti i cambiamenti e i tagli che imponevo rispetto al suo romanzo, ma si sa: il regista ha sempre l’ultima parola sul film; d’altronde, Le belve è un libro frenetico, ci sono molti punti di vista diversi e circa 350 scene. Ho dovuto ridurre tutto a circa 20 scene e ho scelto Ophelia come unica voce narrante. Inoltre, ho quasi stravolto il personaggio di Dennis, interpretato da John, che ritengo essere uno dei più deboli del romanzo e che, a mio giudizio, è incredibilmente migliorato nel film.

Salma, il tuo personaggio è una donna impegnata nel narcotraffico. È un personaggio ispirato a casi reali?
Hayek: Certo, ci sono molti casi in cui le donne hanno preso in mano le attività criminali dei loro parenti maschi. Per prepararmi al ruolo, ho incontrato moltissime persone, tra cui una donna la cui storia è simile a quella di Elena, il mio personaggio: quando il marito, boss del narcotraffico, è finito in galera, lei ha preso le redini del suo impero criminale. Quando il marito è uscito di prigione, l’attività è tornata nelle sue mani e, in breve tempo, è stato ucciso. Lei ha preso tutti i soldi ed è scappata per rifarsi una vita. Le donne hanno più fiuto, è raro che una donna boss dia il via ad una guerra: al contrario di quanto fanno gli uomini, solitamente si tengono ben lontane da conflitti che possono nuocere agli affari, la loro priorità assoluta è l’incolumità e il guadagno.

In una scena molto intensa, Elena chiede a Ophelia se, di tanto in tanto, il suo popolo pensa davvero al suo futuro. L’America pensa al suo futuro, secondo te? Come vede le imminenti presidenziali americane?
Stone: È difficile pensare al futuro quando si è immersi in una realtà costellata da guerre e conflitti. Si fa la guerra alla droga, per esempio, ma spesso si finisce per prendersela solo con i consumatori, lasciando da parte gli spacciatori. È facile perdere di vista i buoni e i cattivi. Riguardo le elezioni, credo che il discorso sia molto più ampio. Certo, se Romney vince torneremo all’epoca Bush; se viene confermato Obama, avremo una flebile speranza di cambiamento.

Chi sono le belve?
Stone: Le belve, nel film, sono un po’ tutti i personaggi. Ophelia è una ragazza ricca, che vive felice con due bellissimi fidanzati, e finisce per uccidere. Ben, da medico e scienziato votato alla causa terzomondista, diventa complice di un omicidio in parte ingiusto. Dennis fa il doppiogioco continuamente, persino con i suoi figli, non dice mai la verità. Emerge la belva di tutti i personaggi.
Travolta: È interessante il contesto del film: il cartello messicano della droga non ha un limite di leve e non conosce, perciò, legge morale. A differenza della mafia, non ha rispetto per nessuno, nemmeno per donne o bambini. Se non ci si preoccupa di cosa è giusto per la comunità, perseguendo unicamente i propri scopi, si diventa belve. È così che si arriva ai conflitti: spesso, in situazioni di crisi economica, si pensa che la guerra sia la soluzione più ovvia e conveniente. L’egoismo è un sentimento assolutamente ferino.

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