Ogni anno vengono prodotti un certo numero, un numero non piccolo, di film che oscillano tra il thriller e l’horror, e provano a valorizzare uno spunto originale con il talento entusiasta di qualche giovane regista. Sono produzioni che campano di pochi soldi e puntano alle vendite estere, quindi quei pochi li spendono, più che per la messa in scena, per comprare il talento e il nome di un vecchio attore in fase calante, o un volto nuovo di belle speranze. È la gran massa dell’intrattenimento di serie B, un lavoro sporco che mantiene un sacco di gente. Non è che ci sia meno cinema qui che nei tentpole hollywoodiani o nei film da Festival, tutto il contrario: probabilmente ce n’è di più. Non solo: spesso sono proprio questi i laboratori di professionalità e piccole idee da cui poi muove tutto il resto.

Open Grave, comprato e distribuito da Eagle nel giro di poche settimane così da evitare i pericoli della pirateria, è di questo mondo vasto – e pieno di roba di tutti i tipi – un esempio buono, per nulla disprezzabile. Un tizio si risveglia con le ossa bloccate e la memoria azzerata in una fossa a cielo aperto, piena di cadaveri. Non si ricorda chi è, né come è arrivato lì, e non sa come uscirne. Lo soccorre una ragazza dai tratti orientali, muta e capace di scrivere solo in ideogrammi, quindi impossibilitata a comunicare. In una baita, poco distante, ne trova altri tre ridotti come lui: spaesati e senza ricordi. Cos’è successo?
I crismi del B-Movie ci sono tutti: unità di luogo, per risparmiare sulle location; pochi personaggi, per risparmiare sugli attori; e la suspance più ovvia del mondo, quella giocata sulle amnesie dei protagonisti. Questo cinema facile ed efficiente va in Open Grave a ricongiungersi a un sottogenere di lunghissima tradizione (che qui non vi sveleremo, naturalmente), facendo nel mezzo buone scelte di regia e affidandosi a ottimi interpreti, a partire da quel pazzo di Sharlto Copley – prossimamente villain in Elysium – che ha un volto che buca lo schermo ed è pure bravo.
Bisogna anche dire che gli appassionati mangeranno la foglia prestissimo, e che una manciata di approssimazioni pesano sullo script (perché la ragazza muta, invece degli ideogrammi, non fa qualche disegnino furbo?). Ma insomma: anche questo fa parte del gioco, almeno di questo gioco qua.

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