C’è un film Marvel che non è mai arrivato sullo schermo, ma che continua a vivere nel racconto di chi lo aveva immaginato insieme al suo protagonista. A distanza di anni dalla scomparsa di Chadwick Boseman, Ryan Coogler ha aperto uno spiraglio su quello che Black Panther 2 avrebbe dovuto essere prima che la malattia dell’attore cambiasse per sempre il destino della saga. Un racconto che non è solo creativo, ma anche profondamente umano, e che oggi permette di intuire la portata emotiva e narrativa di un sequel rimasto inevitabilmente incompiuto.
Parlando nel podcast Happy Sad Confused, Coogler ha spiegato di aver completato una prima versione della sceneggiatura prima della morte di Boseman, una bozza imponente da 180 pagine. «L’avevo finita, e l’ho contattato per fargliela leggere, ma era troppo malato per leggerla. È stato più o meno così, a livello di tempistiche», ha raccontato il regista, lasciando emergere tutta la crudezza di quei giorni. Un momento sospeso, in cui il cinema e la vita reale si sono scontrati in modo irreversibile.
Il cuore di quella versione del film ruotava attorno a un elemento rituale e simbolico, destinato a ridefinire il rapporto tra T’Challa e suo figlio. «La cosa principale della sceneggiatura era qualcosa chiamata il Rituale degli 8, quando un principe compie 8 anni, deve andare a passare 8 giorni nella boscaglia con suo padre – ha spiegato Coogler – La regola è che per quegli 8 giorni il principe può fare al padre qualsiasi domanda e il padre deve rispondere». Un dispositivo narrativo intimo, pensato per esplorare la trasmissione del potere, della responsabilità e dell’eredità.
Proprio durante quel rituale, la storia avrebbe preso una piega drammatica. «Nel corso di quegli 8 giorni, Namor lancia un attacco… ed era una versione diversa di Namor in quella sceneggiatura», ha precisato il regista. Il conflitto si sarebbe quindi intrecciato con l’impossibilità di spezzare una tradizione mai violata: «A causa di questo rituale suo figlio doveva restargli incollato per tutto il tempo… altrimenti avrebbero dovuto violare questo rituale che non era mai stato infranto». Un’idea che Coogler non esita a definire estrema e potente: «Era folle, e Chadwick sarebbe stato incredibile, ma la vita va come va».
Il legame creativo con Boseman emerge con forza anche quando Coogler parla della scrittura stessa: «Amavo quella sceneggiatura. Ho messo tantissimo in quella versione del film perché sentivo di aver conosciuto Chadwick come interprete». Parole che restituiscono l’impressione di un percorso artistico appena iniziato e bruscamente interrotto.
Il ricordo diventa ancora più toccante quando il regista riflette sul loro rapporto personale. «Lui significava tantissimo per me, ma ho scoperto solo dopo la sua scomparsa, dalla sua famiglia e dai suoi amici, quanto io significassi per lui, e questa cosa mi ha colpito davvero duramente». E aggiunge: «Mi ha protetto da tante cose… Nei giorni più duri su Panther ero convinto che mi avrebbero licenziato… e lui diceva: ‘Non permetterei mai che ti succeda una cosa del genere». È in queste frasi che il sequel mai realizzato smette di essere solo un film mancato e diventa il simbolo di una perdita che ancora oggi continua a farsi sentire.
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Fonte: Happy Sad Confused
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