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«Siamo il Paese con più carcerati al mondo. Ci sono più uomini di colore in prigione oggi di quanti erano ridotti in schiavitù nel 1850». Sono le parole che John Legend – il più autorevole rappresentante del neosoul – ha speso durante il suo discorso di ringraziamento a seguito della vittoria di Glory come Miglior canzone originale. Il brano è stato scritto a quattro mani dal cantante e da Common, tra i migliori esponenti del cosiddetto conscious rap (impregnato di riflessioni sociali e morali), per il film Selma, ispirato alla marcia per il Movimento dei diritti civili indetta da Martin Luther King nel 1965.
Il brano, già premiato con il Golden Globe, fa riferimento alla morte, avvenuta nel luglio 2014 a Ferguson, di Eric Garner, un contrabbandiere di sigarette di New York soffocato preterintenzionalmente dalla polizia mentre lo arrestava. Le sue ultime parole “I can’t breathe” (Non riesco a respirare) sono diventate il simbolo della lotta contro l’abuso di potere delle forze dell’ordine, spesso sotto accusa in America. Legend e Common prima hanno emozionato il pubblico del Dolby Theatre di Los Angeles con una performance da brividi, poi è stata la volta dei ringraziamenti, anch’essi toccanti: «Nina Simone ha detto che il dovere di un artista è parlare del tempo in cui vive. E Selma è attuale perché lo è la lotta per la giustizia».
La standing ovation – e qualche lacrima, come quelle di David Oyelowo, il protagonista di Selma – è scattata all’istante. Sotto, l’esibizione e il discorso:
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