Per decenni Disney e Pixar hanno dominato l’immaginario del cinema d’animazione, producendo personaggi, mondi e storie capaci di accompagnare generazioni di spettatori. Il loro successo ha inevitabilmente lasciato in secondo piano numerosi film che, pur non avendo ottenuto gli stessi risultati commerciali, sono riusciti a imprimersi nei ricordi di chi li ha scoperti al cinema, in televisione o attraverso una videocassetta. Tra questi c’è Pagemaster – L’avventura meravigliosa, particolare produzione del 1994 che trasformava la lettura in un viaggio fantastico tra pirati, mostri e grandi classici della letteratura.
Il protagonista è Richard Tyler, interpretato da Macaulay Culkin, all’epoca uno dei bambini più famosi di Hollywood grazie al successo di Mamma, ho perso l’aereo. Richard è intelligente e razionale, ma vive condizionato dalla paura. Conosce statistiche sugli incidenti, valuta continuamente ogni possibile pericolo ed evita qualsiasi esperienza che possa comportare anche il minimo rischio. I suoi genitori cercano di incoraggiarlo a essere più autonomo, ma il bambino preferisce rifugiarsi nella sicurezza delle proprie abitudini. La sua vita cambia quando, durante una commissione, viene sorpreso da un temporale e cerca riparo in una grande biblioteca. Qui incontra l’eccentrico bibliotecario Mr. Dewey, interpretato da Christopher Lloyd, che tenta di indirizzarlo verso il libro più adatto a lui. Dopo essere scivolato e aver perso i sensi, Richard si risveglia in una realtà completamente diversa: il suo corpo è diventato quello di un personaggio animato e la biblioteca si è trasformata in un universo sconfinato costruito attraverso le storie.
Per tornare nel mondo reale, il ragazzo deve attraversare tre territori ispirati ai principali generi letterari: Horror, Avventura e Fantasy. Ad accompagnarlo ci sono altrettanti libri viventi, ciascuno dotato di una personalità precisa. Horror è insicuro e facilmente impressionabile, Avventura ha l’aspetto e l’atteggiamento di un vecchio pirata, mentre Fantasy è energica, determinata e pronta a difendere il valore dell’immaginazione. Nella versione originale, i tre personaggi hanno rispettivamente le voci di Frank Welker, Patrick Stewart e Whoopi Goldberg. Il viaggio conduce Richard all’interno di scenari liberamente ispirati ad alcuni dei testi più celebri della letteratura occidentale. Il bambino incontra il dottor Jekyll e la sua terrificante trasformazione in Mr. Hyde, si ritrova a bordo di una nave insieme al capitano Achab di Moby Dick, affronta pirati provenienti dall’immaginario de L’isola del tesoro e deve infine vedersela con un enorme drago. Il film non cerca di adattare fedelmente questi romanzi, ma utilizza personaggi e situazioni riconoscibili per costruire un’avventura accessibile anche agli spettatori più giovani.
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Pagemaster era un’opera insolita anche dal punto di vista tecnico. La parte iniziale e quella conclusiva furono realizzate in live action sotto la direzione di Joe Johnston, mentre il lungo segmento centrale venne costruito attraverso l’animazione tradizionale. Il passaggio da un linguaggio all’altro diventava parte integrante del racconto: entrando metaforicamente nei libri, Richard abbandonava il mondo concreto e assumeva le sembianze di un’illustrazione. Ad accompagnare le immagini c’era inoltre la colonna sonora composta da James Horner, autore delle musiche di numerosi classici del cinema fantastico e d’animazione. Dietro l’avventura si nascondeva un tema facilmente comprensibile, ma ancora efficace. Richard non doveva eliminare completamente la paura, bensì imparare a non permetterle di controllare ogni sua decisione. I pericoli incontrati nella biblioteca rappresentavano le sue insicurezze, mentre i tre libri gli offrivano differenti strumenti per affrontarle: il coraggio dell’avventura, la capacità di confrontarsi con ciò che spaventa e la libertà concessa dalla fantasia.
Alla sua uscita il film non riuscì però a trasformarsi nel successo sperato. A fronte di un budget indicato intorno ai 34 milioni di dollari, raccolse circa 13,7 milioni nel mercato nordamericano. Anche la critica si mostrò prevalentemente severa, contestando soprattutto la struttura episodica e l’utilizzo superficiale dei grandi personaggi letterari. Roger Ebert riconobbe il potenziale dell’idea iniziale, ma giudicò poco riuscito il modo in cui il film comunicava il proprio messaggio sulla lettura. La reazione del pubblico fu meno negativa. Gli spettatori intervistati da CinemaScore gli assegnarono una valutazione media pari ad A−, mostrando una distanza significativa rispetto ai giudizi della stampa. Negli anni successivi, inoltre, la diffusione in VHS e in televisione permise a Pagemaster di raggiungere numerosi bambini che non lo avevano visto nelle sale.
Il film non produsse il franchise probabilmente immaginato dai suoi autori e non riuscì a competere con i grandi successi animati di quel periodo. È tuttavia rimasto legato ai ricordi di una parte del pubblico cresciuto negli anni Novanta. La biblioteca avvolta dall’oscurità, la trasformazione di Richard, i tre libri parlanti e il drago composto da colori e vernice conservano ancora oggi un fascino particolare. Più che un capolavoro dimenticato, Pagemaster – L’avventura meravigliosa è quindi una curiosa testimonianza di un’epoca in cui Hollywood cercava nuove strade per il cinema destinato alle famiglie. Un’avventura breve, imperfetta e visivamente riconoscibile, capace di suggerire che dietro la copertina di un libro possa nascondersi un intero mondo e che, a volte, affrontare una storia rappresenti il primo passo per imparare ad affrontare anche le proprie paure.
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