La migliore serie sci-fi di questi anni ha preso una svolta totalmente inaspettata
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La migliore serie sci-fi di questi anni ha preso una svolta totalmente inaspettata

Il colpo di scena finale è incredibile, forse addirittura esagerato, e cambia del tutto il futuro della serie

La migliore serie sci-fi di questi anni ha preso una svolta totalmente inaspettata

Il colpo di scena finale è incredibile, forse addirittura esagerato, e cambia del tutto il futuro della serie

immagine dal finale della seconda stagione di paradise

Quando Paradise è cominciata, in pochi avrebbero immaginato che il suo traguardo finale sarebbe passato da qui. La serie creata da Dan Fogelman, partita come un thriller politico post-apocalittico costruito attorno a un omicidio e ai segreti di un bunker sotterraneo, è arrivata alla fine della sua seconda stagione con un colpo di scena che cambia radicalmente la natura stessa del racconto. Il finale, uscito il 30 marzo su Disney+ con l’episodio Exodus, non si limita infatti a chiudere un capitolo: spalanca le porte a una dimensione molto più ambiziosa, in cui il destino dell’umanità, l’identità dei personaggi e perfino il tempo sembrano improvvisamente diventare materia instabile.

Attenzione: contiene spoiler sulla serie Paradise!

Cosa succede nel finale di Paradise S2

Nel finale della seconda stagione Xavier Collins (Sterling K. Brown) riesce finalmente a ricongiungersi con la sua famiglia, ma la sopravvivenza non è l’inizio della pace. Il bunker di Paradise va incontro alla distruzione, i superstiti sono costretti all’evacuazione e Sinatra (Julianne Nicholson) sceglie di sacrificarsi per permettere agli altri di salvarsi, restando indietro a contenere il disastro. In questo scenario già tesissimo che arriva la rivelazione più sconvolgente: Alex, il mistero che per tutta la stagione è rimasto una presenza astratta, non è una persona ma un potentissimo computer quantistico, progettato da Henry Miller insieme a Dylan (Thomas Doherty), il ragazzo prodigio che nel presente conosciamo come Link. E soprattutto non si tratta di una semplice intelligenza artificiale: Alex sembra essere in grado di prevedere gli eventi, alterare le linee temporali e forse perfino interferire con il passato e il futuro.

È da qui che Paradise compie il suo salto più audace. Sinatra arriva a convincersi che Link possa essere in qualche modo suo figlio Dylan, dato per morto, e affida a Xavier una nuova missione: raggiungere un secondo bunker nascosto sotto l’aeroporto di Denver, dove Alex sarebbe custodito, perché è lui il misterioso “User X” indicato dalla macchina come figura decisiva per salvare il mondo. Il finale, quindi, non suggerisce soltanto una nuova destinazione narrativa, ma introduce apertamente l’idea che ciò che abbiamo visto finora possa essere stato toccato da anomalie temporali, duplicazioni e paradossi degni della fantascienza più vertiginosa.

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Il futuro dell’acclamata serie sci-fi di

E non è un’impressione: gli stessi protagonisti e autori hanno confermato che Paradise sta per spingersi ancora oltre. Sterling K. Brown ha spiegato che con questo finale Dan Fogelman ha aperto la porta a una riflessione più ampia sul tempo, sulle possibilità alternative e sulle conseguenze delle scelte. «Penso che questa sia l’esplorazione del multiverso da parte di Fogelman. Qualsiasi serie che abbia a che fare con il genere e con la fantascienza prima o poi ama giocare con l’idea: il viaggio nel tempo è una possibilità?». John Hoberg, produttore esecutivo e co-sceneggiatore dell’episodio conclusivo, ha confermato invece che il disegno resta quello immaginato fin dall’inizio: «Se pensi a dove si trovano tutti i nostri personaggi e a ciò con cui li abbiamo lasciati alla fine, cioè Xavier che ha ricevuto da Sinatra il compito di andare in questo secondo bunker, per me la domanda è: lo farà?». È proprio lì che si concentrerà la terza e ultima stagione, già pensata come una chiusura definitiva, con Xavier chiamato a capire se fidarsi davvero di Sinatra, se Alex sia la salvezza o l’ennesima illusione, e soprattutto quali conseguenze porterà qualunque decisione prenderà.

Anche Thomas Doherty ha lasciato intendere che il prossimo capitolo avrà un tono ancora più emotivo, oltre che più ambizioso sul piano sci-fi. Il suo Link, o forse Dylan, dovrà fare i conti insieme con il lutto, con la paternità e con una verità che rischia di riscrivere completamente la sua identità. «Con la terza stagione cominceremo a vedere tutte queste informazioni. Una sola di queste cose, presa singolarmente, è difficile da calcolare, da comprendere, figuriamoci elaborarla». E sarà proprio questa tensione interiore a intrecciarsi con quella più grande della serie, ormai lanciata verso un finale in cui il destino dei personaggi sembra inseparabile da quello del tempo stesso. Dopo aver cambiato pelle più volte, Paradise si prepara così a chiudere il cerchio nel modo più rischioso e affascinante possibile: trasformando il suo mistero iniziale in un finale che promette di portare tutto, e tutti, molto più lontano di quanto sembrasse possibile all’inizio.

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