Per molto tempo è stato indicato come uno dei grandi flop della fantascienza anni ’90, ma oggi la storia è cambiata. Lost in Space, uscito nel 1998 come ambizioso reboot cinematografico della celebre serie TV anni ’60, sta vivendo una inaspettata rinascita in streaming, entrando tra i titoli più visti sulla piattaforma gratuita Tubi. Un risultato sorprendente per un film che, al momento dell’uscita, aveva deluso sia la critica sia una parte consistente del pubblico.
All’epoca, Lost in Space era stato concepito come il primo capitolo di un nuovo franchise ad alto budget. La storia segue la famiglia Robinson, selezionata per partecipare a una missione di colonizzazione spaziale mentre la Terra è minacciata dal collasso ambientale. Il viaggio, però, viene sabotato dal dottor Zachary Smith, una spia interpretata da Gary Oldman, che finisce intrappolata a bordo dell’astronave. L’incidente manda la missione fuori rotta, catapultando i protagonisti nello spazio profondo e dando il via a un’avventura fantascientifica sempre più spettacolare, culminata in un audace colpo di scena legato ai viaggi nel tempo.
Il film poteva contare su un cast di grande richiamo, con nomi come William Hurt, Matt LeBlanc, Jared Harris, Lacey Chabert e Heather Graham, e su un investimento produttivo enorme per l’epoca: tra gli 80 e i 90 milioni di dollari, una cifra che rese Lost in Space il progetto più costoso mai realizzato da New Line Cinema fino a quel momento. L’obiettivo era rilanciare un marchio storico in chiave moderna, puntando su azione, effetti speciali e toni più cupi rispetto all’originale televisivo.
Proprio questa scelta stilistica contribuì però a dividerne la ricezione. Il film si allontanava dall’anima avventurosa e familiare della serie classica per abbracciare una fantascienza più muscolare, carica di CGI, creature digitali e atmosfere apocalittiche. Il risultato fu un prodotto percepito come eccessivo e poco equilibrato, che oggi mantiene valutazioni molto basse sui principali aggregatori di recensioni. Eppure, nonostante le stroncature, Lost in Space riuscì comunque a incassare 136 milioni di dollari nel mondo e a compiere un’impresa simbolica: fu il primo film a togliere il primato al botteghino a Titanic dopo la sua storica permanenza in vetta.
Il confronto con il reboot televisivo targato Netflix del 2018 è inevitabile. La serie ha corretto molti degli aspetti criticati del film, riportando al centro i rapporti familiari e bilanciando meglio spettacolo e sviluppo dei personaggi, ottenendo un’accoglienza decisamente più positiva e chiudendosi dopo tre stagioni. Proprio questo nuovo successo ha probabilmente contribuito a riaccendere l’interesse anche per la versione cinematografica del 1998.
Oggi, a distanza di oltre venticinque anni, Lost in Space viene riscoperto dal pubblico dello streaming con uno sguardo diverso: meno legato alle aspettative mancate dell’epoca e più aperto a rivalutarne l’ambizione, l’estetica e alcune intuizioni narrative. Non è diventato improvvisamente un capolavoro, ma il suo ritorno tra i film più visti dimostra come il tempo possa trasformare un fallimento industriale in un cult tardivo, capace finalmente di trovare il suo pubblico.
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