Per gli amanti del crime, questa è una delle serie migliori del XXI Secolo
whatsapp

Per gli amanti del crime, questa è una delle serie migliori del XXI Secolo

Un fatto di cronaca all’apparenza “semplice” diventa un viaggio tra memoria, trauma e ambiguità: quattro episodi tesi e sorprendenti da recuperare subito

Per gli amanti del crime, questa è una delle serie migliori del XXI Secolo

Un fatto di cronaca all’apparenza “semplice” diventa un viaggio tra memoria, trauma e ambiguità: quattro episodi tesi e sorprendenti da recuperare subito

immagine dalla serie crime landscapers

C’è un tipo di racconto che riesce ancora a spiazzare, anche in un’epoca saturata di true crime: quello che parte da un fatto apparentemente “ordinario” e, scena dopo scena, scava fino a mostrare quanto possa essere instabile il confine tra normalità e abisso. È proprio lì che si inserisce Landscapers, miniserie in quattro episodi arrivata nel 2021 e rimasta per molti un titolo da recuperare, nonostante abbia tutte le carte in regola per essere considerata una delle migliori proposte crime del XXI secolo.

Creata da Ed Sinclair e diretta da Will Sharpe, Landscapers prende avvio da un’immagine semplice ma disturbante: due corpi vengono ritrovati nel giardino di una casa in Inghilterra. Da quel momento la storia si concentra su Christopher e Susan Edwards, interpretati da David Thewlis e Olivia Colman, una coppia all’apparenza comune che diventa il fulcro di un’indagine tanto anomala quanto inquietante. Le vittime, William e Patricia Wycherley, sono i genitori di Susan: un dettaglio che trasforma subito il caso in qualcosa di più di un semplice giallo, perché costringe a interrogarsi non solo sul “come”, ma soprattutto sul “perché”.

Il punto di forza della serie è il modo in cui porta avanti il racconto. Invece di limitarsi alla cronaca o al puro meccanismo investigativo, insiste sui territori più fragili e contraddittori: il trauma familiare, la percezione selettiva dei ricordi, l’ambiguità di una relazione che può essere rifugio e prigione. Colman e Thewlis, attori capaci di muoversi con naturalezza tra registri diversi, sostengono un equilibrio tonale complesso: la serie è nerissima, ma non rinuncia a sfumature da dramedy, alternando momenti di umorismo, tenerezza e malinconia senza spezzare mai la credibilità emotiva. Il risultato è una coppia di protagonisti magnetici: più li osservi, più è difficile incasellarli, e proprio quell’enigma diventa il motore della visione.

Leggi anche: «Troppo disturbante»: gli utenti Netflix non sono riusciti a finire questa sconvolgente serie true crime

A rendere Landscapers superiore a molti true crime “da titoli di giornale” è anche la sua scelta stilistica. Sharpe gioca con i linguaggi, spostandosi dal realismo più sobrio a scarti quasi surreali, come se la serie cambiasse pelle per seguire gli stati d’animo e la memoria dei personaggi. Il presente dell’indagine convive con i flashback, e la ricostruzione dei fatti si scontra con il modo in cui Susan rilegge il crollo della propria famiglia. È un continuo confronto tra ciò che si può dimostrare e ciò che si sente vero, tra l’analisi fredda e il racconto interiore.

Per questo Landscapers funziona come crime, ma anche come studio dell’umano: non ti chiede solo di capire un caso, ti obbliga a guardare quanto facilmente si possa essere sedotti da una versione dei fatti, da una vulnerabilità, da una storia raccontata nel modo giusto. In un panorama spesso affollato da prodotti sensazionalistici, la miniserie HBO si distingue perché usa il delitto per parlare di identità, memoria e rapporto di coppia. Ed è lì, in quella profondità rara, che si guadagna il posto tra le migliori serie crime del XXI secolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA