È strano pensare di essersi affezionati così tanto a un personaggio che, per ragioni di età, non può avere una personalità particolarmente sviluppata o un’impronta forte sulla serie – ma il peso specifico di Harrison, in quanto figlio di Dexter, in quanto figlio di Rita, in quanto ideale di purezza che fa da contraltare all’oscurità che vive nell’animo del killer, è incalcolabile: è il suo arrivo nella quarta stagione a cambiare definitivamente gli equilibri della serie, ed è lui la ragione dietro a molte delle scelte del padre. Alla fine dell’ottava stagione, l’amore e l’istinto di protezione che Dexter dimostra nei confronti del figlio è diventato anche il nostro, e tutto quello che vogliamo mentre Dex si lancia contro la tempesta per far sparire ogni traccia della sua esistenza è che Harrison viva una vita felice, serena e senza preoccupazioni.

Ecco perché abbandonarlo nelle braccia di una serial killer fuggitiva rifugiatasi in Argentina che non ha mai neanche pensato di tingersi i capelli per non farsi beccare non sembra esattamente la scelta più saggia da parte di Dex, né ci fa stare tranquilli. D’accordo, Hannah è cambiata, forse ancora più di quanto sia cambiato Dexter grazie a lei: d’altra parte il personaggio di Yvonne Strahovsky non ha mai dimostrato fascinazione per l’omicidio, ed è piuttosto il tipo di killer che uccide per legittima difesa. D’accordo, soprattutto l’ultima stagione ci ha convinto che davvero Hannah McKay possa essere un’ottima madre, che Harrison le vuole bene, che il passato (e i reciproci tentativi di omicidio tra lei e Dex) è dimenticato. Né c’erano grandi soluzioni alternative, a dirla tutta. Concedeteci però di non essere del tutto tranquilli per il destino di Harrison: va a finire che ce lo troviamo serial killer con il fantasma di Dex che gli dà consigli sul codice…

Perché sì: Deb

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