Riassumendo: dopo otto stagioni in cui Dexter ha fatto di tutto per inseguire il suo lato umano, per provare a “sentire” qualcosa, per mettere a tacere il dark passenger, eravamo a tanto così dal lieto fine. Hannah e Harrison felici in Argentina, ad aspettarlo, Deb sulla via del recupero dopo essersi beccata una pallottola da Oliver Saxon, Quinn pronto a sposarla, il passato di Dex sepolto definitivamente… finché una complicazione chirurgica, uno sciocco, casuale e imprevedibile incidente, distruggono la vita di Deb («I’ve never seen a miracle» dice Dexter) e, di conseguenza, di suo fratello. Il quale, in un momento di chiarezza estrema ed estrema risolutezza, ammette con se stesso di non essere in grado di vivere la vita di una persona normale. Nessuna speranza per Dexter e per le persone che lo amano finché resta nei paraggi, e anche se la logica e la razionalità gli gridano di lasciar perdere Oliver e fuggire in Argentina per ripartire da zero, be’… quello non  Dexter. Quello che abbiamo visto nelle ultime puntate, il ragazzo innamorato, il buon padre, il fratello premuroso, il killer pentito, non è lo stesso personaggio che abbiamo conosciuto in questi anni.

E infatti così è, e Dexter è il primo ad ammetterlo, come ha sempre saputo fin dalla prima puntata: la sua vita non è destinata a un lieto fine né lui alla guarigione. L’abbiamo sempre saputo, solo che non volevamo ammetterlo e per un attimo abbiamo persino sperato nel cambiamento decisivo, nel miracolo che ci consegnasse un Dexter nuovo e un finale con il sorriso. Dexter, però, non è mai stata una serie sui sorrisi e sulla felicità: poteva finire diversamente?

Perché no: Harrison

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