Dexter si sarà anche ammorbidita con gli anni, come sostengono in molti, e avrà anche perso il suo mordente dopo la morte di Rita, ma sono bastati sessanta minuti scarsi per ribaltare completamente questa concezione. Sapevamo benissimo che il destino di Deb sarebbe stato in qualche modo segnato, lo sapevamo da tempo: dopo l’omicidio di LaGuerta era impossibile pensare che il relitto emotivo che era diventata la sorella di Dexter potesse riprendersi del tutto. Ci aspettavamo che morisse, magari per mano del fratello, o che fosse lui a ucciderlo, insomma ci aspettavamo la tragedia.

Non ci aspettavamo quel che accade nell’ultima puntata, però. Dexter avrà anche fatto una fine tremenda, spogliato di ogni speranza e di ogni umanità, ma a ripensare al personaggio di Deb, alla sua crescita, a tutto quel che ha passato per colpa (o per amore) di Dex, a Quinn, al costante fiume di volgarità che le escono dalla bocca ogni minuto… be’, a ripensare a quanto Deb fosse viva, il contraltare perfetto per l’anaffettività del fratello, a ripensarci e vederla ridotta allo stato vegetativo, incapace persino di respirare senza l’aiuto delle macchine si stringe davvero il cuore. La morte di Deb non è una catarsi, è una tortura, una crudeltà verso un personaggio meraviglioso. Che la produzione abbia fatto questa scelta è segno di coraggio fuori dal comune, e noi, asciugandoci le lacrime, applaudiamo.

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