«È sempre stata una serie non del tutto realistica. La definirei iperrealista»: così Sara Colleton, una delle produttrici, ha descritto la sua visione di Dexter. Difficile darle torto: dal fantasma del padre con cui Dex dialoga in continuazione alle luci fluo e ai colori pastello con cui viene dipinta Miami, Dexter è sempre stata estranea a intenti realistici o naturalistici, preferendo puntare sull’effetto, sull’atmosfera e sull’impatto visivo ed emotivo. Il finale, in questo senso, è un’apoteosi; la tempesta tropicale nella quale Dexter scompare dal mondo, il corpo di Deb avvolto in un sudario bianco che fluttua sott’acqua qualche istante prima di sparire per sempre, persino il distacco totale tra il mondo reale e Dexter nella scena in cui il corpo di Deb viene portato fuori dall’ospedale: siamo dalle parti dei simboli più che della cronaca vera, e persino il pacchianissimo effetto speciale della tempesta acquista un senso, se contestualizzato. C’era bisogno di un finale epico, e Dexter l’ha avuto.

Perché no: dr. Vogel & figlio

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