Pericle Il Nero: la solitudine dell’uomo secondo Scamarcio e Mordini
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Pericle Il Nero: la solitudine dell’uomo secondo Scamarcio e Mordini

E’ con profonda soddisfazione che Riccardo Scamarcio e Stefano Mordini hanno presentato il loro debutto insieme, Pericle Il Nero, forti della selezione al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard, un film sulla solitudine di un uomo e sul suo disperato tentativo di trovare qualcuno da amare.

Pericle Il Nero: la solitudine dell’uomo secondo Scamarcio e Mordini

E’ con profonda soddisfazione che Riccardo Scamarcio e Stefano Mordini hanno presentato il loro debutto insieme, Pericle Il Nero, forti della selezione al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard, un film sulla solitudine di un uomo e sul suo disperato tentativo di trovare qualcuno da amare.

Al suo terzo lungometraggio Stefano Mordini dirige per la prima volta Riccardo Scamarcio in un noir dal sapore teatrale, per una storia tratta dal libro di Giuseppe Ferrandino Pericle Il Nero. Sullo sfondo della criminalità organizzata un uomo, un orfano alla ricerca di una famiglia che possa accudirlo, fugge da quello che è sempre stato… e allora regista e protagonista ci spiegano il passaggio dall’opera letteraria allo script cinematografico, soffermandosi sulla complessità del personaggio e sul lavoro sul set.

Il film è liberamente tratto dal romanzo di Giuseppe Ferrandino “Pericle il Nero”, come mai questa scelta?

Stefano Mordini: «L’idea di fare un film seguendo le linee guida tracciate dal libro è stata di Riccardo, è stato lui che me l’ha proposto. Non avevamo mai avuto l’occasione di lavorare insieme e la storia proposta da Ferrandino ce ne ha dato la possibilità».

E’ stato difficile tramutarlo in una sceneggiatura da grande schermo?

Stefano Mordini: «E’ stato decisamente complicato ricavare un film da un romanzo che non presenta una trama ben delineata, piuttosto si sviluppa intorno ad un flusso continuo di pensieri, quelli del protagonista, un uomo abbandonato a se stesso».

Proprio in merito al protagonista, hai trovato difficoltà, Riccardo, ad interpretare un personaggio così sgradevole come quello di Pericle Il Nero, che di mestiere “fa (letteralmente) il culo alla gente”?

Riccardo Scamarcio: «Credo che il fatto che Pericle faccia un mestiere così crudo e ributtante sia in un certo senso fuorviante. In realtà ci si vuole concentrare sulla sua condizione di reietto della società, additato da tutti, lasciando che si scopra nel corso del film che non è poi così sgradevole, anzi, che racchiude una propria sensibilità che lo rende, in un certo senso, un “talento”».

In che modo hai lavorato per calarti al meglio nei panni di Pericle?

Riccardo Scamarcio: «Con Stefano abbiamo portato avanti un attento lavoro di caratterizzazione estetica del personaggio: il Pericle che vediamo descritto nel romanzo è paffuto, con i capelli bianchi, mentre noi abbiamo deciso di affidargli un nuovo stile e l’uomo che appare nel film ne è il risultato. L’importante per noi era far credere che il Pericle rappresentato vivesse realmente in quel modo, fosse credibile non solo agli occhi dello spettatore, ma anche ai nostri stessi occhi. Fortunatamente ho avuto modo di lavorare per due anni su questo personaggio, seguendo la sceneggiatura e soffermandomi soprattutto sulla sua amoralità, per me aspetto centrale, oltre a figurare come produttore. E’ stato molto impegnativo lavorare su più fronti, ma ne è valsa la pena».

Una volta sul set, com’è stato lavorare per la prima volta con Stefano Mordini?

Riccardo Scamarcio: «Quando finivo di girare una scena e mi rendevo conto che mancava quel qualcosa in più, mi voltavo verso Stefano per dirgli come la pensavo e puntualmente lui mi diceva esattamente quello che pensavo io. Eravamo sempre d’accordo, è stato incredibile! Mi sono reso conto che aveva un occhio ed un orecchio finissimo nei confronti del lavoro dell’attore e quando incontri un regista così, è come dare vita ad una danza, dove tutto funziona in modo impeccabile».

 

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