Incassando quasi 3 miliardi in tutto il mondo a fine corsa, la trilogia de Lo Hobbit di Peter Jackson ha certamente rimpinguato le casse della Warner Bros, anche se i costi di produzione dei film sono stati tra i più elevati che la storia del cinema ricordi, per un budget complessivo stimato sui 710 milioni di dollari.
Un successo finanziario che però non è riuscito a nascondere totalmente il disappunto della critica e del pubblico, amareggiata dalle scelte della produzione e di Jackson di gonfiare al limite il materiale originale di J.R.R. Tolkien e riempire il film con eccessiva CGI spingendo poi il tutto a un alto frame rate.

In una nuova intervista con Jackson, Andy Serkis e la maggior parte del team creativo de Lo Hobbit, però, viene gettata nuova luce sull’argomento. Il The Guardian, infatti, ha voluto scavare a fondo sulle ragioni che hanno portato Jackson e compagnia a confezionare una trilogia così diversa in termini tecnici da quella de Il Signore degli Anelli, scoprendo così il tour de force che il regista e la sua troupe erano costretti a sostenere per accelerare la produzione, lavorando 21 ore al giorno: «Dato che Guillermo Del Toro ha lasciato improvvisamente e ho dovuto prendere in mano le redini del progetto saltandoci dentro come regista, non potevamo mandare l’orologio indietro di un anno e mezzo per avere un anno e mezzo di tempo per progettare il film, che era diverso da quello che stava facendo lui [Del Toro]», spiega Jackson: «Era impossibile, e come risultato di questa impossibilità ho cominciato a girare il film anche se non era ancora pronto».

L’ultimo film, La battaglia delle cinque armate, è stato posticipato di cinque mesi, tempo comunque non sufficiente per permettere a Jackson di portare al cinema la sua visione originale: «Stai andando su un set e sai che dovrai improvvisare, perché hai queste scene massicce e complicate da girare e nessuno storyboard. Ho passato la maggior parte del tempo pensando di non sapere cosa stessi facendo. Anche dal punto di vista della sceneggiatura, Fran Walsh, Philippa Boyens e io non siamo riusciti a ottenere uno script che abbia soddisfatto completamente la nostra visione, proprio a causa della pressione costante che subivamo».

Il regista chiude affermando: «Avevamo appena terminato due mesi di riprese nel 2012, e a un certo punto sono andato dai nostri produttori e gli ho detto: “Dato che non so davvero cosa diavolo sto facendo, e dato che non ci sono più storyboard, che ne pensate se chiudiamo tutto il prima possibile?».

A questo punto sorge una domanda: la trilogia de Lo Hobbit sarebbe stata la stessa se Peter Jackson e il suo team creativo avessero avuto il tempo necessario per costruirla secondo una visione più ponderata e coerente con lo sitle de Il Signore degli Anelli?

Ecco il video con diverse rivelazioni del regista:

Fonte: The Guardian

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