Piccoli Disastri: la nostra intervista a Diane Kruger, protagonista della serie Paramount+
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Piccoli Disastri: la nostra intervista a Diane Kruger, protagonista della serie Paramount+

Abbiamo approfondito con l'attrice il ritratto di una donna alle prese con fragilità, senso di colpa e solidarietà femminile in una storia che mette al centro le ombre della maternità

Piccoli Disastri: la nostra intervista a Diane Kruger, protagonista della serie Paramount+

Abbiamo approfondito con l'attrice il ritratto di una donna alle prese con fragilità, senso di colpa e solidarietà femminile in una storia che mette al centro le ombre della maternità

Con Piccoli disastri, adattamento del romanzo di Sarah Vaughan diretto da Eva Sigurðardóttir e disponibile dall’11 dicembre su Paramount+, Diane Kruger affronta uno dei ruoli più intensi della sua carriera recente. Nella miniserie interpreta Jess Carrisford, una madre apparentemente “perfetta” che precipita in un vortice di ansia, solitudine e pensieri intrusivi dopo la nascita della terza figlia. Un momento di fragilità – l’arrivo in ospedale con la neonata ferita – sconvolge non solo la sua famiglia, ma anche l’equilibrio decennale tra quattro amiche legate dalla maternità e dalle sue zone d’ombra.

Kruger, che è diventata madre nel 2018, si avvicina al personaggio con un realismo emotivo che attraversa tutta la serie: il senso di vergogna, l’isolamento, la pressione sociale sulle madri, ma anche la forza combattiva che spesso si nasconde dietro la vulnerabilità. In questa nostra intervista, l’attrice riflette sulla rappresentazione della depressione post-partum, sullo sguardo femminile che oggi sta ridefinendo il racconto della maternità e sul suo lavoro con Sigurðardóttir, oltre a parlare dei suoi nuovi progetti europei.

Cosa l’ha attirata in questo complesso ruolo di madre?

Non avevo letto questo libro in particolare, ma sono una grande fan di Sarah Vaughan. Io stessa sono diventata mamma (figlia Nova, nata nel 2018 con il partner, l’attore Norman Reedus), e anche se sono stata abbastanza fortunata da non passare attraverso la depressione post-partum o avere pensieri intrusivi, so che molte delle mie amiche hanno lottato con questi problemi. Ho pensato che la sceneggiatura fosse incredibilmente perspicace e molto fedele a ciò che è la maternità, e alla comunità di donne che ci vuole per attraversare quel processo e quel periodo della vita, che è bello ma anche incredibilmente impegnativo per le relazioni. Sicuramente si tratta di un ruolo molto vero. Non sono sicura che, prima di avere avuto un bambino, sarei stata emotivamente preparata a tutto ciò che di complesso accade nel nostro cervello.

Questo personaggio soffre di allucinazioni post-partum. Cosa ha imparato su questa sindrome?

Ho letto molto di pensieri post partum invadenti o spaventosi perché non avevo familiarità con quei fenomeni. Ho interrogato le mie amiche che ci sono passate, ho ascoltato molte donne che hanno avuto quei pensieri e i loro terribili racconti, la vergogna. Quello che più ho capito da tutte le mie ricerche è stata proprio la sensazione di vergogna, che ho cercato di apportare al ruolo. Jess è stata costretta ad affrontare o ammettere quello che è successo, e la sua confusione era così intensa che non sapeva davvero se aveva fatto del male alla sua bambina. A un certo punto si sta genuinamente interrogando sulla possibilità o meno che fosse successo, ma allo stesso tempo sa di non averlo fatto. Una delle discussioni che ho avuto con la regista e con le sceneggiatrici è stata che volevo che Jess fosse abbastanza dura. È una persona morbida e ha già avuto figli nel suo matrimonio ma, da quando ha iniziato ad affrontare pensieri intrusivi, ha la sensazione che farebbe qualsiasi cosa per la sua bambina, come farebbero d’altronde la maggior parte delle madri. Non è una vittima, è una combattente, e tutte le donne diventate madri che ho incontrato lo sono.

Ha provato il tipo di solitudine che vediamo circondare le madri nella serie?

Sì, l’ho assolutamente sentito, perché è così reale, che si abbia o meno il post-partum. E sono davvero contenta della mia maternità, ma è un periodo incredibilmente isolante, soprattutto all’inizio. È così spaventoso, perché ti ritrovi improvvisamente con in braccio un neonato, e a dovertene prendere cura senza esitazione. Una cosa di cui non si può davvero parlare con nessuno, non con tuo marito, non con le tue amiche, a meno che non abbiano avuto figli. I conflitti interiori, la mamma che si vergogna e dubita di sé, tutto quello che provi per non essere abbastanza brava è reale e ti isola per molto tempo. Per me ci sono voluti due anni per riuscire a parlarne e ammetterlo. Mi sono riconosciuta davvero in Jess e volevo far apparire che andasse tutto bene. E ho una solo figlia, non so nemmeno come la gente gestisca tre figli. Ho provato molta empatia per lei, che vuole apparire perfetta e avere tutto. Questa è stata una delle ragioni principali per cui volevo far parte di questo show.

Crede che esista una madre perfetta?

No. Noi tutte cerchiamo di fare del nostro meglio, e diventare una madre ti rende più gentile con la tua e con ciò che le rimprovi. Nell’ambiente che mi circonda, so che tutte le mamme si sforzano davvero di dare il massimo, sicuramente. Quello che ci si aspetta dalle madri è accettare la maternita in modo naturale e amarla, ma ovviamente non è la realtà di ciò che le donne passano, e di cui non si parla apertamente. Puoi solo parlarne tra le amiche di come non ti piace la tua gravidanza o odi essere incinta, o non vuoi davvero un parto naturale o ti vergogni per non voler allattare. Questa è ancora una realtà, e sicuramente c’è anche il giudizio di altre donne.

 

Perché tale aspettativa è posta sulle donne in quanto madri, ma non sugli uomini in quanto padri?

Ovviamente, ci sono alcune cose di base che tutti noi genitori dovremmo fornire ai nostri figli, come l’educazione e una casa amorevole e accogliente. Ma quando si tratta di uomini, conosco alcuni papà davvero fantastici che sono molto bravi fin dall’inizio, e poi ci sono altri che semplicemente non sanno cosa fare con un bambino. È una domanda che mi pongo anch’io, come possiamo cambiare quei ruoli classici. Alcuni uomini vogliono farne parte e lo sono, mentre altri sentono che non è quello che amano e vogliono fare. È molto complesso, è una risposta difficile perché si tratta di un viaggio molto personale per tutti, anche nel modo in cui cresciamo i nostri ragazzi, quello che noi come madri diciamo ai ragazzi su come dovrebbero trattare le donne e le ragazze.

 

Un altro film di quest’anno, Die My Love, diretto da Lynne Ramsay, con Jennifer Lawrence, tratta della depressione post partum. L’anno scorso è uscito invece Nightbitch di Marielle Heller con Amy Adams, in cui una donna appena diventata madre sente che si sta trasformando in un animale. Perché pensa che questi temi siano oggi nello Zeitgeist?

Penso che sia perché più donne occupano posizioni decisionali nel nostro settore, e finalmente vogliamo rappresentare le donne come sono in realtà e le lotte che stiamo attraversando; quindi stiamo vedendo sempre più questi ritratti più completi di donne e madri a tutte le età. In un certo senso, è un grande momento per essere una donna, perché ci sono più sbocchi. Prima facevo solo film e ora faccio un sacco di programmi televisivi o in streaming, perché le opportunità ci sono.

La creatrice di Little Disasters è una donna, e lo è anche la regista, Eva Sigurðardóttir. Come ha lavorato con lei?

Eva è piuttosto tosta. Lei stessa è una madre che lavora, aveva un bambino di due anni a casa mentre giravamo questa serie, quindi è stato interessante che una giovane mamma facesse uno show su questo argomento. Nelle riprese di una miniserie televisiva c’è un ritmo che non è facile mantenere, tante pagine da girare al giorno, e Eva voleva davvero mantenere quel ritmo molto energico. È islandese, e abbiamo condiviso un certo atteggiamento senza fronzoli nei confronti delle cose. È stato fantastico, ho sentito che Eva sapeva davvero di cosa stava parlando.

 

Ha anche recitato in una serie televisiva francese intitolata La seduzione in inglese, Merteuil in Francia. Come descriverebbe il suo ruolo?

Interpreto Madame de Rosemonde, che è la zia di Valmont, sono quella che prende sotto le mie ali e forma la futura Madame de Merteuil da bambina. Questo è il personaggio interpretato da Glenn Close in Le relazioni pericolose di Stephen Frears. È come un prequel di Les Liaisons dangereuses di Pierre Choderlos de Laclos. Ero riluttante ad accettare un altro adattamento di quella storia classica. Non ero sicura se ne avessimo veramente bisogno, ma quello che ho pensato fosse interessante nel rivisitare una storia che tutti conosciamo è che, tradizionalmente, vengono rappresentate attraverso gli occhi dei protagonisti maschili, ma stiamo guardandole attraverso una lente femminile, quello che quella stessa storia deve essere sembrata dal punto di vista di una donna. E senza cambiare la storia, cambia la storia, dice qualcosa su come doveva essere la vita per le donne nel 18° secolo. Il mio personaggio potrebbe essere stata una delle prime a scegliere una vita non tradizionale che non era definita dagli uomini, ha scelto di non sposarsi e ha vissuto la sua vita più o meno come un uomo. Quindi una storia femminista che sposta il punto di vista è davvero interessante, ed è una cosa che dovremmo guardare.

Come attrice che ha lavorato in Germania, Francia, Inghilterra e Stati Uniti, crede che il potere delle donne nell’industria cinematografica sia cambiato notevolmente da quando ha iniziato?

Sì, i tempi stanno cambiando e sono cambiati, ci sono molte più opportunità per le donne. C’è un vero e proprio movimento di registe donne, in posizioni che sono state tradizionalmente ricoperte da uomini, voci femminili che vengono ascoltate. Certo, c’è ancora maggior spazio per un miglioramento, ma ora più che mai è il momento di ascoltare le voci femminili, e quei personaggi sono diventati più complessi. Penso che anche la mente degli uomini si sia aperta al desiderio di vederne di più, non sono solo le donne a voler raccontare storie diverse. Siamo sempre stati circondati da grandi donne nei film, da storie femminili, ovviamente, ma la sceneggiatura è cambiata ed è un mondo completamente nuovo. Per esempio, quando ho parlato con Anamaria Vartolomei, che interpreta la giovane Merteuil ne La Seduzione, lei non aveva mai dovuto affrontate certe situazione con cui mi sono confrontata da giovane attrice, Quindi penso che le cose stiano cambiando ed è un grande momento per essere una donna.

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