Nel microcosmo del cinema horror, i paragoni con Shining sono spesso esagerati. Ma quando è Quentin Tarantino a farli, vale la pena ascoltare. Durante la promozione del suo film The Hateful Eight, il regista ha sorpreso molti critici e spettatori citando Next of Kin, un horror australiano del 1982, come una delle opere più disturbanti mai realizzate. Non tanto per la trama, quanto per il “tono”: quel senso di minaccia strisciante, di follia imminente, che solo pochi film riescono davvero a trasmettere. A detta di Tarantino, l’unico altro film capace di evocare quel tipo di inquietudine è proprio il capolavoro di Stanley Kubrick.
Nel 2015, durante un’intervista concessa a Screen Australia, Tarantino ha elencato i suoi film australiani preferiti. Dopo aver citato titoli iconici, come Mad Max e Roadgames, ha menzionato Next of Kin, diretto da Tony Williams, definendolo un film “unico”, capace di evocare “una sensazione di angoscia ipnotica” paragonabile solo a Shining: “Non ha nulla in comune con Shining, tranne una cosa: la sensazione. È l’unico altro film che mi ha fatto provare quel tipo di disagio. E non lo imita. È solo… lo stesso tipo di minaccia costante”. Parole che, pronunciate da uno dei registi più influenti degli ultimi decenni, bastano da sole a riaccendere i riflettori su un film praticamente dimenticato.
La trama ruota attorno a Linda (Jacki Kerin), una giovane donna che eredita la casa di cura di famiglia, Montclare, alla morte della madre. Al suo arrivo, Linda si trova circondata da anziani pazienti, infermieri ambigui e una campagna australiana ostile e isolata. Ma è soprattutto tra le mura della struttura che inizia a percepire qualcosa di strano: rumori, presenze, sguardi che sembrano inseguirla. Quando alcuni ospiti muoiono in circostanze sospette, Linda si convince che una forza oscura sia all’opera.
Scavando nei diari della madre, scopre un passato di segreti, traumi e vendette familiari. E la verità – o almeno ciò che Linda è in grado di ricostruire – conduce a una figura inquietante: sua zia Rita, creduta morta, in realtà viva e assetata di vendetta.
Come nel film di Kubrick, anche qui il vero orrore nasce dall’atmosfera. Niente jumpscare, pochi effetti visivi, nessuna creatura soprannaturale. Solo una protagonista sempre più sola e confusa, in un ambiente che la risucchia e la isola. Il linguaggio visivo è essenziale ma curatissimo: il montaggio, la fotografia e la colonna sonora elettronica contribuiscono a costruire una tensione psicologica che cresce scena dopo scena. Anche il tema della follia familiare – altro punto in comune con Shining – viene trattato in modo meno simbolico e più tangibile, con risvolti più slasher ma ugualmente disturbanti.
Con il suo 100% su Rotten Tomatoes, Next of Kin ha conquistato negli anni una solida reputazione tra appassionati e critici. La rivalutazione è in gran parte dovuta alla passione di cineasti come Tarantino e alla riscoperta di un filone, quello dell’“Ozploitation”, che negli anni ’80 ha prodotto veri e propri gioielli horror ignorati dal mainstream.
Tra gli interpreti figura anche John Jarratt, attore che anni dopo diventerà famoso per il ruolo del serial killer Mick Taylor in Wolf Creek. Qui interpreta Barney, il fidanzato di Linda, in una performance lontana dalla brutalità iconica che lo renderà celebre, ma già ricca di tensione e ambiguità.
Next of Kin è una visione obbligata per chi ama l’horror psicologico e vuole scoprire un angolo meno noto della cinematografia anni ’80. È un film che gioca più sulla tensione che sul terrore, più sull’insinuazione che sull’esplicito. Se siete amanti di Shining, se cercate atmosfere inquietanti e un cinema che non dà tutto in pasto allo spettatore, allora avete trovato il vostro prossimo incubo preferito.
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Foto: Lionel Hahn/Getty Images
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