Tra i più grandi successi Netflix ci sono diverse serie che potremmo definire “convenzionali”: né scontate né banali, ma efficaci nel loro rispettare i classici canoni del thriller, del crime, dell’horror e chi più ne ha più ne metta. Del resto, nella guerra dello streaming, in cui è indispensabile catturare subito l’attenzione dello spettatore, è inevitabile puntare sul familiare o sul sicuro, realizzando opere che riescano a bilanciare l’originalità e gli aspetti più commerciali. Qua e là, però, il catalogo Netflix nasconde anche diversi esperimenti visionari e completamente unici, che sfuggono alle etichette dello storytelling classico. Un esempio perfetto è rappresentato da Maniac, miniserie del 2018 scritta da Cary Fukunaga (True Detective) e con protagonisti Jonah Hill e l’attrice premio Oscar Emma Stone.
Al centro della storia ci sono Annie Landsberg (Stone) e Owen Milgrim (Hill), due estranei che si incontrano casualmente per prendere parte a un esperimento scientifico. Quest’ultimo è condotto dal dottor Robert Muramoto (Justin Theroux) e dalla dottoressa Azumi Fujita (Sonoya Mizuno), che lavorano per la fantomatica casa farmaceutica Neberdine Pharmaceutical Biotech. Entrambi i protagonisti si presentano con una storia di patologie psichiatriche: Annie è affetta da disturbo borderline di personalità e sta elaborando il lutto per la morte della sorella Ellie, mentre Owen è schizofrenico e ha scelto di vivere completamente isolato dal resto della sua famiglia. Il misterioso esperimento promette di spedire i volontari in una vera e propria odissea onirica che li farà viaggiare nei meandri del loro subconscio.
Con la sua intuizione di utilizzare il concept retro sci-fi per esplorare l’ansia esistenziale della modernità e per innescare conversazioni complesse attorno al tema della salute mentale, Maniac è decisamente uno dei contenuti Netflix più peculiari in assoluto. In appena dieci episodi, i due protagonisti affrontano un trip mentale tra universi paralleli e mondi onirici, mentre la narrazione mescola diversi generi, tra cui fantascienza, fantasy, commedia e dramma. A fare da perno al caos sono le incredibili performance di Stone e Hill, che accompagnano i loro personaggi in un percorso di crescita delirante, in cui, attraversando diverse realtà, linee temporali e persino identità personali, i due iniziano a guarire e a trovare conforto l’uno nell’altra.
Lungi dall’essere soltanto un esperimento fine a sé stesso, Maniac sfrutta il suo storytelling non convenzionale per coinvolgere lo spettatore in un’importante riflessione sul tema della salute e del diritto alle cure. Annie e Owen, infatti, si sentono prigionieri delle loro difficoltà psicologiche, ma per motivi economici, lavorativi e familiari non hanno mai potuto dedicarsi realmente a sé stessi e alla loro salute mentale. Per entrambi, partecipare all’esperimento della Neberdine Pharmaceutical Biotech è l’ultima spiaggia per diventare finalmente “normali” e allo stesso tempo è un modo per fuggire dalla realtà, rifugiarsi in un mondo immaginario e non dover combattere con i loro problemi personali e familiari.
Si tratta di una serie radicalmente originale e differente e uno dei titoli più visionari e sperimentali che Netflix abbia mai proposto al grande pubblico. Se negli ultimi anni avete apprezzato i ruoli più “strambi” di Emma Stone, come in Povere creature! o Bugonia, allora non potete assolutamente perdervi Maniac.
Fonte: Collider
Foto: Netflix
