Pochi nomi sono più legati alla fantascienza di quello di Ridley Scott. Il visionario regista britannico autore dell’universo di Alien e di Blade Runner ha contribuito a ridefinire il genere sul grande schermo, tuttavia tra i suoi progetti più ambiziosi e al tempo stesso sottovalutati rientra una serie che, al netto delle immense potenzialità, ha decisamente avuto poca fortuna.
Stiamo parlando di Raised by Wolves, creata da Aaron Guzikowski e prodotta dallo stesso Scott, il quale ha anche diretto anche i primi episodi. Mentre Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve rappresentava una solida continuazione della visione originale di Scott, Raised by Wolves si è spinta ancora oltre, abbracciando temi filosofici più pesanti, correndo rischi narrativi maggiori e dipingendo un quadro molto più ampio del futuro incerto dell’umanità, affermandosi come una delle serie sci-fi più audaci e visivamente sorprendenti degli ultimi dieci anni.
Arrivata nel corso del 2020, Raised by Wolves non esita infatti spingere più in là i limiti della vita artificiale e non esitando a indagare la natura della fede, chiedendosi se qualche essere, umano o macchina, possa creare la vita senza cadere nei cicli distruttivi che hanno portato alla distruzione dell’umanità.
La storia è incentrata su due androidi, Madre (Amanda Collin) e Padre (Abubakar Salim), incaricati di crescere figli umani su Kepler-22b dopo che la Terra è stata devastata da una guerra a sfondo religioso. Il loro obiettivo è infatti quello di creare una società laica, libera da ideologie e conflitti. L’equilibrio tuttavia si spezza con l’arrivo dei Mitraici, sopravvissuti di un ordine religioso guidati dal pericoloso Caleb (Travis Fimmel) che riaccendono lo scontro tra fede e razionalità.
A differenza di altre opere sci-fi, la serie non usa la religione come semplice allegoria, ma la mette al centro di una complessa riflessione sulla natura umana e sull’istintivo bisogno di credere. Il personaggio di Madre interpretato da Amanda Collin – il cui percorso narrativo è tra i più affascinanti della fantascienza moderna – incarna perfettamente questa tensione, ponendosi come una figura materna programmata per proteggere, ma anche come un’arma distruttiva.
A differenza di opere come Ex Machina o M3GAN, che affrontano l’intelligenza artificiale in contesti più contenuti, la serie amplia lo sguardo su scala antropologica. Questi film rimangono legati alla Terra presentando scenari del prossimo futuro che fungono da ammonimenti sull’intelligenza artificiale e sul suo impatto sulla società moderna. Raised by Wolves invece esplora temi simili di creazione, controllo e conseguenze, ma attraverso una lente più ampia e ultraterrena in cui le questioni filosofiche si intrecciano con la sopravvivenza interplanetaria, i paesaggi alieni e la posta in gioco della ricostruzione da zero della civiltà.
Nonostante l’ambizione e un buon riscontro critico, la serie è andata incontro ad una fine precoce venendo cancellata dopo appena due stagioni. Una decisione legata soprattutto agli alti costi di produzione e a un pubblico non abbastanza ampio da giustificarne la prosecuzione, che tuttavia ha interrotto la narrazione proprio nel momento in cui iniziava ad aprirsi verso sviluppi ancora più complessi, lasciando numerosi interrogativi irrisolti.
Ad ogni modo, le sue due intense, visionarie, e spesso disturbanti stagioni di Raised By Wolves rappresentano un’esperienza unica, destinata con ogni probabilità a essere rivalutata nel tempo. Di fatto la serie rappresenta su molti aspetti una delle opere più coraggiose degli ultimi anni, e sono in molti a scommettere che sia solo questione di tempo prima che possa essere considerata come un vero e proprio cult della fantascienza.
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