Fin dal suo esordio Black Mirror ha ridefinito il genere della fantascienza distopica ha offerto agli utenti Netflix episodi capaci di esplorare in maniera cruda e brutale le derive della tecnologia e le fragilità dell’essere umano regalando uno sguardo tanto inquieto quanto attuale sul mondo di oggi. Eppure, proprio mentre Black Mirror si imponeva come punto di riferimento assoluto, un’altra serie — meno celebrata, ma altrettanto ambiziosa — provava a farsi largo sullo stesso terreno.
Stiamo parlando di Electric Dreams, progetto anch’esso antologico targato Prime Video spesso dimenticato, ma che negli anni si è guadagnato la curiosa reputazione di essere, per alcuni, una sorta di “stagione segreta” della fortunata serie nata dalla mente di Charlie Brooker. Un parallelismo che tuttavia trova più d’una ragion d’essere.
Entrambe le serie affondano le radici nella fantascienza speculativa, ma se Black Mirror guarda prevalentemente al presente e al futuro prossimo, Electric Dreams attinge direttamente dalle opere di Philip K. Dick, probabilmente l’autore più influente del genere insieme a Isaac Asimov. In oltre 40 romanzi e più di 120 racconti Dick ha esplorato temi come la natura della realtà, la paranoia, il controllo sociale, l’intelligenza artificiale e la coscienza umana, finendo per ispirare alcuni dei capisaldi del cinema e della serialità, da Blade Runner a Matrix, fino alla serie L’uomo nell’alto castello.
Rispetto a Black Mirror, i 10 episodi di Electric Dreams — ciascuno ispirato a un racconto diverso di Dick — adottano un approccio più classico e, per certi versi, più fedele alla filosofia della fantascienza speculativa, con ogni episodio che rappresenta infatti una storia a sé, con nuovi personaggi e nuovi mondi, legati tra loro non da una trama condivisa, ma bensì dai temi e dalla visione dell’autore.
Questo ha permesso a Electric Dreams di distinguersi in parte dall’acclamata serie Netflix. Senza rinunciare agli elementi fantascientifici, a fare la differenza è stato l’uso di questi come strumenti narrativi, e mai come fine ultimo. Al centro della storia permangono infatti sempre i personaggi, le loro scelte, e i loro contraddizioni, con la tecnologia presentata non come minaccia assoluta, ma come catalizzatore che amplifica i vari aspetti della natura umana.
Ad oggi possiamo dire che Electric Dreams, fin dal suo esordio avvenuto nel 2017, sia stata enormemente sottovalutata. Rispetto a Black Mirror sceglie forse un percorso più sottile e meno impattante nell’immediato, tuttavia lo spettatore giova di un’esperienza più intima e riflessiva, capace di catturare l’immaginazione e di durare nel tempo. Insomma, se avete amato Black Mirror, Electric Dreams è la serie che dovreste assolutamente recuperare.
Leggi anche: Anche a distanza di 51 anni, questo film rimane uno degli sci-fi più audaci di sempre
Foto: MovieStillsDB
© RIPRODUZIONE RISERVATA