Pochi lo ricordano, ma Deep Rising è un delirio adrenalinico
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Pochi lo ricordano, ma questo sottovalutato horror del 1998 è un delirio di sangue e adrenalina

Alla sua uscita fu ignorato dal grande pubblico, ma nel tempo è riuscito ad acquisire lo status di film cult

Pochi lo ricordano, ma questo sottovalutato horror del 1998 è un delirio di sangue e adrenalina

Alla sua uscita fu ignorato dal grande pubblico, ma nel tempo è riuscito ad acquisire lo status di film cult

film horror Deep Rising

Nel tempo sono molti i film che hanno raccontato in declinazioni diverse l’incubo del ritrovarsi intrappolati in mezzo all’oceano con qualcosa di mostruoso nascosto sotto la superficie. Tuttavia pochi sono riusciti ad amalgamare tensione, paura e divertimento come Deep Rising, sottovalutato horror diretto da Stephen Sommers che, se alla sua uscita nel 1998 passò quasi inosservato, riuscì poi trasformarsi negli anni in un vero e proprio dei cult del cinema horror anni ’90.

All’epoca critica e pubblico non seppero bene come inquadrarlo, decretandone il clamoroso tonfo al box office. Troppo folle per essere un disaster movie classico, troppo ironico per un horror puro e al tempo stesso troppo splatter per il grande pubblico. Tuttavia, è proprio questo caos perfettamente controllato a renderlo ancora oggi così irresistibile.

La storia mette al centro il contrabbandiere John Finnegan, interpretato da Treat Williams, assoldato per trasportare un gruppo di mercenari armati fino all’Argonautica, gigantesca nave da crociera extralusso in viaggio nel Mar Cinese Meridionale. La situazione tuttavia precipita quando, una volta saliti a bordo, i mercenari trovano soltanto corridoi deserti e cadaveri ridotti all’osso, apprendendo loro spese della presenza di una misteriosa creatura tentacolare trasforma l’Argonautica in un vero inferno galleggiante.

In Deep Rising Stephen Sommers è riuscito a fondere influenze diversissime senza perdere mai il controllo del ritmo. Il film parte come un disaster movie anni ’70, si trasforma in un horror claustrofobico in stile Alien, prende in prestito la suspense de Lo squalo riuscendo anche a condire il tutto con l’ironia scanzonata tipica del miglior cinema action di John Carpenter.

Un mix intrigante reso ancora più memorabile da un cast sorprendentemente affiatato. Oltre al suddetto Treat Williams troviamo Famke Janssen, Djimon Hounsou, Wes Studi e soprattutto Kevin J. O’Connor, autentico mattatore comico del film, destinato a collaborare nuovamente con Sommers l’anno successivo in La mummia accanto a Brendan Fraser.

Certo, ad qualche sequenza in CGI tradisce inevitabilmente il peso degli anni, ma il lavoro sugli effetti pratici realizzato da Rob Bottin mantiene ancora un fascino sporco e viscerale che molti horror moderni hanno ormai perso. Tra tentacoli che sfondano pareti metalliche, corpi divorati nel buio, corridoi allagati e creature gigantesche, Deep Rising non si vergogna mai della propria natura da B-movie e, anzi, la abbraccia fino in fondo.

La cosa più sorprendente, però, è quanto il film riesca ancora a funzionare e sia a conti fatti maledettamente divertente. Non abusa dei jump scare, non nasconde il mostro per tutta la sua durata, e non si rifugia dietro l’ironia meta-horror moderna. In fin dei conti, Deep Rising vuole semplicemente essere un gigantesco luna park di sangue e adrenalina infestato da creature marine assassine, riuscendoci nel modo migliore possibile.

Forse non sarà ricordato come un capolavoro assoluto del genere, ma Deep Rising resta uno di quei film che incarnano alla perfezione l’anima più sfrenata e creativa dell’horror anni ’90. Un monster movie cafone, rumoroso e spassoso, ancora oggi capace di trascinare lo spettatore in un incubo acquatico che non fa prigionieri e che difficilmente potrà lasciarvi indifferenti.

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Foto: MovieStillsDB

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