Da oggi, 29 maggio 2026, Poker Face arriva finalmente in Italia su Sky e in streaming su NOW, portando anche da noi una delle serie mystery più apprezzate degli ultimi anni. Creata da Rian Johnson, il regista e sceneggiatore che ha riportato il giallo deduttivo al centro della cultura pop con Cena con delitto – Knives Out, la serie ha costruito il suo fascino intorno a una formula tanto classica quanto irresistibile: un crimine, un colpevole, una protagonista fuori dagli schemi e un’indagine che non punta tanto a scoprire “chi è stato”, ma a capire in che modo la verità verrà finalmente a galla.
Il cuore di Poker Face è Charlie Cale, interpretata da Natasha Lyonne con quella ruvidità magnetica che è diventata la sua cifra. Charlie non è una detective, non lavora per la polizia e non cerca davvero i guai. Eppure i guai la trovano ovunque vada. Ha una capacità quasi infallibile: riconosce quando qualcuno sta mentendo. È un dono, o forse una condanna, che la trasforma in una sorta di investigatrice nomade, costretta a muoversi da un luogo all’altro degli Stati Uniti a bordo della sua Plymouth Barracuda e a inciampare in delitti, segreti, bugie e colpevoli convinti di potersela cavare.
Poker Face recupera il piacere del caso autoconclusivo, del giallo da seguire episodio dopo episodio, ma lo fa con ritmo contemporaneo, ironia nera e un cast di guest star che ha reso ogni puntata un piccolo evento. Non è un caso che, pur essendo diventata una delle produzioni più amate dalla critica, la serie sia oggi anche al centro di un paradosso: mentre debutta in Italia, negli Stati Uniti Peacock l’ha già cancellata dopo due stagioni. Rian Johnson e i produttori stanno cercando una nuova casa per un possibile proseguimento, ma il futuro resta al momento sospeso.
La trama e i dettagli di Poker Face
La seconda stagione di Poker Face riprende la corsa di Charlie Cale dopo gli eventi del primo ciclo di episodi. La protagonista continua a essere una donna in fuga, inseguita dalle conseguenze delle sue scelte e minacciata da Beatrix Hasp, il personaggio interpretato da Rhea Perlman, che la mette davanti a un’alternativa pericolosa: lavorare per lei o pagare il prezzo della propria indipendenza. È da questa tensione che riparte il viaggio di Charlie, ancora una volta attraversato da incontri casuali, ambienti eccentrici e delitti apparentemente perfetti.
Negli Stati Uniti la seconda stagione è uscita nel 2025 ed è composta da 12 episodi. In Italia, dopo il debutto della prima stagione dal 29 maggio su Sky e NOW, i nuovi episodi sono attesi fino al 26 giugno. La struttura resta quella che ha reso riconoscibile la serie: ogni puntata presenta un nuovo crimine, spesso mostrato allo spettatore fin dall’inizio, mentre Charlie arriva gradualmente a leggere le contraddizioni, le omissioni e le bugie che gli altri cercano di nascondere. È una forma di mystery più vicina al “come verrà scoperto?” che al “chi è l’assassino?”, un meccanismo che permette alla serie di giocare con l’attesa, con il tono e con l’umanità dei suoi personaggi.
Anche la seconda stagione punta molto sul cast episodico. Accanto a Natasha Lyonne compaiono nomi come Cynthia Erivo, John Mulaney, Giancarlo Esposito, Katie Holmes, Awkwafina, Kumail Nanjiani, Alia Shawkat, Melanie Lynskey, Carol Kane, Method Man, John Cho, Margo Martindale, Sam Richardson, Taylor Schilling e Justin Theroux. È una galleria di volti che conferma l’anima antologica della serie: Poker Face non vive solo del mistero, ma anche del piacere di entrare ogni volta in un microcosmo diverso, abitato da personaggi sopra le righe e da colpevoli spesso più tragicomici che diabolici.
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Altre serie simili: si parte con Elsbeth
Se Poker Face vi conquista per la sua protagonista eccentrica e per il gusto del caso settimanale, il primo titolo da recuperare è Elsbeth. La serie nasce come spin-off di The Good Wife e The Good Fight, ma ha un’identità molto più leggera e investigativa rispetto alle sue origini legal. Al centro c’è Elsbeth Tascioni, interpretata da Carrie Preston, un’avvocata brillante, imprevedibile e apparentemente svagata che collabora con la polizia di New York per risolvere omicidi di alto profilo.
Il legame con Poker Face è evidente soprattutto nella struttura. Anche Elsbeth lavora spesso su un modello vicino al cosiddetto howcatchem: il pubblico conosce il colpevole, o comunque viene messo molto presto sulla sua pista, mentre il vero divertimento sta nel vedere come la protagonista riuscirà a incastrarlo. Elsbeth osserva dettagli che gli altri ignorano, legge comportamenti minimi, coglie stonature nei racconti e trasforma la sua eccentricità in uno strumento investigativo.
In Italia la serie è passata su Rai 2 ed disponibile su RaiPlay, anche se la presenza degli episodi può variare nel tempo. Per chi cerca un mystery più solare, meno cupo e più vicino alla tradizione del procedural televisivo, è probabilmente il titolo più affine a Poker Face: meno on the road, più urbano, ma costruito sullo stesso piacere di vedere una mente fuori dagli schemi arrivare dove gli altri non arrivano.
Only Murders in the Building, il giallo diventa commedia
Only Murders in the Building è una scelta diversa, ma perfetta per chi ama il lato più brillante e pop del mystery contemporaneo. Disponibile in Italia su Disney+, la serie segue Charles, Oliver e Mabel, interpretati da Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez: tre vicini di casa dell’Arconia, un elegante palazzo newyorkese, che condividono la passione per i podcast true crime e finiscono coinvolti in un vero omicidio.
Rispetto a Poker Face, qui la struttura è più serializzata. Ogni stagione ruota intorno a un grande mistero, con indizi, sospetti e rivelazioni distribuiti lungo gli episodi. Ma il punto di contatto è nella capacità di rendere il giallo un territorio accogliente, ironico e pieno di personaggi memorabili. Only Murders in the Building non usa il crimine solo per generare suspense: lo trasforma in un modo per raccontare solitudine, amicizia, ossessione per le storie e desiderio di sentirsi parte di qualcosa. La serie ha anche un fortissimo elemento metanarrativo. I protagonisti indagano mentre raccontano la propria indagine, costruendo un podcast che diventa parte della storia. È un gioco di specchi che dialoga bene con il pubblico abituato a consumare crime, true crime e murder mystery in ogni forma.
Per chi ha apprezzato in Poker Face l’equilibrio tra indagine, commedia e personaggi eccentrici, Only Murders in the Building è uno dei recuperi più naturali. Al momento sono uscite cinque stagioni, ma la sesta è già in arrivo anche se darà un taglio netto con il passato.
The Afterparty, il murder mystery che cambia genere
The Afterparty, disponibile su Apple TV+, è forse il titolo più giocoso tra quelli da recuperare dopo Poker Face. Creata da Christopher Miller, la serie parte da un omicidio e da un gruppo di sospettati, ma costruisce ogni episodio attraverso il punto di vista di un personaggio diverso. La particolarità è che ogni racconto cambia forma: commedia romantica, musical, thriller, action, animazione, melodramma. Il mistero resta al centro, ma il modo di raccontarlo muta continuamente.
La prima stagione si apre durante una rimpatriata scolastica finita nel peggiore dei modi: uno dei partecipanti viene trovato morto e tutti gli invitati hanno qualcosa da nascondere. La seconda stagione sposta invece il meccanismo in un contesto matrimoniale, con un nuovo delitto e un nuovo gruppo di sospettati. In entrambi i casi, The Afterparty gioca con la memoria, con la soggettività dei racconti e con il modo in cui ciascun personaggio si percepisce protagonista di un film diverso.
È meno classica di Poker Face e più dichiaratamente sperimentale, ma condivide con la serie di Rian Johnson il gusto per il mystery come macchina narrativa elastica, capace di cambiare tono senza perdere il piacere dell’indagine. Anche The Afterparty si è fermata dopo due stagioni, ma resta un recupero ideale per chi cerca un giallo leggero, intelligente e molto consapevole dei codici del genere.
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Il tenente Colombo, il modello dichiarato
Prima di Poker Face, prima di Elsbeth e prima del ritorno contemporaneo del giallo episodico, c’era Il tenente Colombo. La serie con Peter Falk resta il riferimento più evidente per capire il meccanismo narrativo scelto da Rian Johnson: non un classico “chi è stato?”, ma un “come verrà smascherato?”. Nella maggior parte degli episodi il pubblico vede il delitto fin dall’inizio, conosce l’assassino e assiste poi alla lenta, ostinata, quasi impercettibile opera di demolizione condotta da Colombo, investigatore all’apparenza distratto ma in realtà lucidissimo. È lo stesso piacere che Poker Face rilegge in chiave contemporanea. Charlie Cale non è una poliziotta, non ha un distintivo e non possiede il metodo istituzionale del tenente interpretato da Falk, ma condivide con lui la capacità di destabilizzare i colpevoli. Colombo li logora con domande apparentemente innocue, con il suo impermeabile spiegazzato e con quel modo dimesso di sembrare sempre un passo indietro; Charlie li mette in crisi con il suo fiuto per le bugie, con la franchezza ruvida di chi non sa voltarsi dall’altra parte e con una naturale allergia alle versioni troppo perfette.
Il tenente Colombo è quindi il recupero ideale per chi, dopo Poker Face, vuole tornare alla radice del genere. La serie ha attraversato decenni di televisione, dal debutto tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta fino ai film televisivi successivi, costruendo un modello ancora oggi riconoscibile: grandi guest star nei ruoli dei colpevoli, delitti architettati con precisione, ambienti altoborghesi e un protagonista che entra in scena come un corpo estraneo, sottovalutato da tutti proprio mentre sta già ricomponendo il quadro.
In Italia, Il tenente Colombo è disponibile in streaming su Prime Video. Più che un semplice titolo “simile”, è il punto di partenza da cui molte delle serie mystery più recenti continuano a prendere ispirazione, Poker Face compresa.
Perché Poker Face è l’ideale nuovo mystery televisivo
Il ritorno di Poker Face in Italia arriva in un momento in cui il mystery televisivo sembra aver ritrovato nuova energia. Non si tratta soltanto di risolvere un delitto, ma di ripensare il modo in cui il pubblico partecipa all’indagine. Poker Face lo fa attraverso Charlie Cale e il suo fiuto per le bugie, Elsbeth attraverso una detective per caso capace di trasformare la stranezza in metodo, Only Murders in the Building attraverso tre investigatori dilettanti che raccontano il crimine mentre lo inseguono, The Afterparty attraverso un gioco di prospettive che cambia forma a ogni episodio.
Sono serie diverse, ma unite da un’idea comune: il giallo può essere brillante, ironico, pop e sorprendentemente umano. Può recuperare il fascino della televisione classica senza sembrare vecchio, può giocare con le regole del whodunit e del caso della settimana, può puntare più sui personaggi che sulla violenza. In questo senso Poker Face è la serie perfetta da cui partire: una serie che guarda al passato del genere, ma parla una lingua perfettamente contemporanea.
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