Novità sul caso Roman Polanski. Arrestato in Svizzera per il processo che ancora pende sulla sua testa su suolo americano a causa di presunte violenze sessuali su una minorenne nel 1977, il regista premio Oscar per Il pianista ha già scontato quasi due mesi di carcere. Notizia delle ultime ore è che le autorità elvetiche gli concederanno la libertà su cauzione: 4,5 i milioni di dollari (equivalenti a 3 milioni di euro) richiesti per il trasferimento dal carcere agli arresti domiciliari nello chalet svizzero del regista. Sembra che questa decisione possa essere la premessa per un ritorno di Polanski per il processo negli Stati Uniti, da cui è assente proprio dal ’77 (il regista vive a Parigi e, avendo la cittadinanza francese dal ’75, non ha mai potuto essere estradato negli Usa). Una prospettiva – ipotizzata dal team di avvocati che segue Polanski in America – che si scontra però con le parole di Hervé Témime, legale francese del regista, il quale ha invece dichiarato che il suo cliente non ha nessuna intenzione di presentarsi davanti ai giudici statunitensi. «Le parole di Témime non sono state autorizzate da Polanski – fanno sapere in una nota gli avvocati americani – Siamo noi e non lui a rappresentarlo in questo caso». Dunque cosa dobbiamo aspettarci: un ritorno volontario di Polanski negli Usa per il processo oppure mesi di arresti domiciliari in attesa dell’estradizione obbligatoria? Ai prossimi sviluppi del caso…

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