Prima del successo mondiale di Squid Game, questo thriller coreano era già un fenomeno
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Prima del successo mondiale di Squid Game, questo thriller coreano era già un fenomeno

Un detective del 1986 catapultato nel 2017 e un serial killer mai fermato: la serie che ha dimostrato il potenziale globale del thriller sudcoreano prima dell’exploit Netflix

Prima del successo mondiale di Squid Game, questo thriller coreano era già un fenomeno

Un detective del 1986 catapultato nel 2017 e un serial killer mai fermato: la serie che ha dimostrato il potenziale globale del thriller sudcoreano prima dell’exploit Netflix

poster di squid game

Quando si parla di serie coreane capaci di conquistare il pubblico internazionale, il pensiero va subito a Squid Game. Eppure, ben prima che il survival drama di Netflix diventasse un fenomeno globale, un altro titolo aveva già dimostrato quanto il thriller sudcoreano fosse in grado di competere ai massimi livelli. Si tratta di Tunnel, serie del 2017 che ha saputo mescolare crime, tensione psicologica e fantascienza in modo sorprendentemente efficace.

All’apparenza, la premessa sembra quella di un classico procedural investigativo: nel 1986 il detective Park Gwang-ho è sulle tracce di un serial killer che marchia le proprie vittime con un segno distintivo sulle caviglie. La caccia all’uomo si fa sempre più frenetica, fino a quando, durante un inseguimento notturno, il poliziotto attraversa un tunnel e si ritrova improvvisamente nel 2017. Il tempo è passato, il mondo è cambiato, ma l’assassino è ancora in circolazione.

È qui che Tunnel compie il salto di qualità. Il viaggio nel tempo non è un semplice colpo di scena iniziale, ma il fulcro emotivo e narrativo della serie. Park deve adattarsi a una realtà che non riconosce più: nuove tecnologie investigative, metodi moderni, una mentalità diversa. Allo stesso tempo, si ritrova costretto a riaprire un caso che sembrava destinato a restare irrisolto, formando un’inedita squadra con il detective Kim Seon-jae e con la profiler Shin Jae-yi.

La forza della serie sta proprio nell’equilibrio tra generi. L’indagine resta centrale, con un intreccio costruito su colpi di scena e progressivi ribaltamenti, ma la componente sci-fi aggiunge una dimensione ulteriore. Il passato e il presente si influenzano a vicenda, e ogni scoperta rischia di cambiare il corso degli eventi. Il mistero non riguarda soltanto l’identità del killer, ma anche il senso stesso del destino e delle conseguenze delle proprie azioni.

Rispetto a molte produzioni occidentali dello stesso periodo, Tunnel riesce a mantenere una tensione costante senza sacrificare la dimensione umana dei personaggi. Il protagonista non è solo un detective determinato, ma un uomo spaesato, privato dei suoi affetti e costretto a fare i conti con il tempo perduto. Questa fragilità emotiva rende la storia ancora più coinvolgente, trasformando il thriller in un racconto sul rimpianto e sulla possibilità di riscrivere il proprio passato.

Non sorprende, quindi, che la serie sia diventata rapidamente un titolo di culto tra gli appassionati di K-drama. Ancora oggi viene considerata uno dei migliori crime coreani degli ultimi anni, con un punteggio molto alto su IMDb e recensioni entusiaste da parte del pubblico. Molti la definiscono una “gemma nascosta”, capace di unire suspense, profondità psicologica e un utilizzo intelligente del viaggio nel tempo.

Se Squid Game ha aperto definitivamente le porte del mercato internazionale alla serialità sudcoreana, Tunnel aveva già dimostrato che il thriller coreano possedeva tutte le carte in regola per conquistare gli spettatori. E per chi cerca una serie capace di unire mistero, emozione e una costruzione narrativa solida, resta ancora oggi una visione imprescindibile.

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