Prima di Netflix e Monster, i crimini di Ed Gein sono stati raccontati da questo horror dimenticato scomparso per 20 anni
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Prima di Netflix e Monster, i crimini di Ed Gein sono stati raccontati da questo horror dimenticato scomparso per 20 anni

Un falso documentario sobrio e disturbante che trasformò la cronaca in incubo domestico, poi sparì nel nulla

Prima di Netflix e Monster, i crimini di Ed Gein sono stati raccontati da questo horror dimenticato scomparso per 20 anni

Un falso documentario sobrio e disturbante che trasformò la cronaca in incubo domestico, poi sparì nel nulla

Frame dal film Deranged su Ed Gein

Netflix ha riportato al centro della cultura pop la figura del famigerato Ed Gein con la nuova stagione di Monster, ripercorrendo i delitti commessi negli anni Cinquanta: l’omicidio della negoziante Bernice Worden, la confessione per Mary Hogan e, soprattutto, l’orrore emerso nella sua casa, tra arredi ricavati da resti umani e un “abito da donna” da indossare. Il mito sulfureo di Gein, che ha ispirato Psycho e Non aprite quella porta, aveva però avuto un precedente cinematografico spesso dimenticato: nel 1974 Deranged: Confessions of a Necrophile raccontò in forma romanzata la sua storia, salvo poi sparire quasi del tutto dalla circolazione per vent’anni.

Il film si apre con un narratore che rivendica l’aderenza ai fatti “tranne i nomi”, ma si prende diverse libertà. Il protagonista si chiama Ezra Cobb e, a differenza del vero Gein, dissotterra il corpo della madre: un dettaglio probabilmente mutuato da Psycho. Mancano inoltre alcune ipotesi biografiche spesso associate al caso. Ciò che Deranged coglie con precisione è il gelo morale dei crimini e il profilo psicologico del protagonista: Roberts Blossom, con spasmi corporei e sguardo vitreo, rende credibile il passaggio dal figlio sottomesso alla madre al killer incapace di gestire pulsioni e senso di colpa. Le vittime fittizie, riflesso di Hogan e Worden, sono interpretate con realismo e contribuiscono a un’atmosfera sordida e inquieta.

Pur alterando fatti specifici, l’idea di riesumare la madre concentra il discorso sui motivi dell’orrore. La figura materna — incarnata da Cosette Lee — continua a perseguitare Ezra come una voce corrosiva che risuona in ogni scena, mentre l’immagine del cadavere in decomposizione, goffamente “riparato”, visualizza l’ossessione che lega sessualità, colpa e controllo. È un approccio quasi da falso documentario: la messinscena sobria e il budget ridotto amplificano l’inquietudine.

La scomparsa di Deranged per oltre un decennio ha anche ragioni industriali: produttori e distributori rifiutarono a lungo il film, uscito infine con tagli (in particolare una sequenza di dissezione e cannibalismo) per ottenere il visto censura. A complicare le cose, l’uscita coincise con Non aprite quella porta (1974), che travolse il mercato e lasciò Deranged nell’ombra. Solo nel 1994 l’home video gli ha restituito un minimo di visibilità. Oggi, mentre Monster riaccende l’interesse sul caso Gein, Deranged resta una delle riletture più disturbanti e, per certi versi, più fedeli allo spirito di quella realtà: un film cupo, silenzioso, ancora in cerca del suo pubblico.

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Fonte: Collider

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