19 anni fa, questa serie con i dinosauri ha cambiato le regole della fantascienza in TV
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19 anni fa, questa serie con i dinosauri ha cambiato le regole della fantascienza in TV

Ha unito creature preistoriche, viaggi nel tempo e mistero, diventando un piccolo cult televisivo ancora oggi troppo sottovalutato

19 anni fa, questa serie con i dinosauri ha cambiato le regole della fantascienza in TV

Ha unito creature preistoriche, viaggi nel tempo e mistero, diventando un piccolo cult televisivo ancora oggi troppo sottovalutato

Frame dalla serie tv sui dinosauri Primeval

Prima che i dinosauri tornassero al centro dell’immaginario pop con nuovi film, serie animate e franchise sempre più estesi, c’è stata una serie britannica che aveva già trovato un modo sorprendente per riportarli in televisione. Si intitola Primeval, ha debuttato nel Regno Unito il 10 febbraio 2007 e, a quasi vent’anni di distanza, resta una delle gemme più sottovalutate della fantascienza televisiva. Nonostante non abbia mai raggiunto la fama globale di altri titoli più celebrati, la serie è riuscita a costruire un’identità molto riconoscibile, mescolando creature preistoriche, viaggi nel tempo, azione, mistero e una mitologia sempre più ambiziosa.

In Primeval, strane creature iniziano ad apparire nel presente, seminando il panico in luoghi quotidiani e apparentemente sicuri. A indagare su questi fenomeni viene chiamato un gruppo guidato dall’evoluzionista Nick Cutter, affiancato dal tecnico di laboratorio Stephen Hart, dallo studente di paleontologia Connor Temple, dalla zoologa Abby Maitland e da alcuni funzionari del governo britannico. Quello che all’inizio sembra un caso isolato si rivela presto qualcosa di molto più grande: le creature arrivano da altre epoche attraverso le cosiddette Anomalie, squarci nello spazio-tempo capaci di collegare passato, presente e futuro.

Uno degli elementi più interessanti di Primeval è la capacità di usare i dinosauri non solo come attrazione spettacolare, ma come parte di un racconto più ampio. Ogni episodio propone una nuova minaccia, spesso legata a creature preistoriche o provenienti da un futuro remoto, ma la serie non si limita mai a mettere in scena semplici inseguimenti o attacchi mostruosi. Dietro ogni Anomalia c’è un enigma più grande, una domanda sul funzionamento del tempo e sulle conseguenze che il contatto tra epoche diverse poteva avere sul mondo contemporaneo.

Il formato “caso della settimana” rende la serie immediata e avventurosa, ma stagione dopo stagione Primeval ha costruito anche una mitologia interna sempre più articolata. Le Anomalie non sono solo portali narrativi utili a far arrivare creature nel presente: diventano il centro di un’indagine scientifica, politica e persino esistenziale. Con il passare degli episodi nasce infatti l’Anomaly Research Centre, un’organizzazione incaricata di studiare e contenere questi fenomeni, proteggendo la popolazione dalle creature che attraversano gli squarci temporali.

A rendere Primeval così memorabile ha contribuito anche la sua resa visiva. Per una serie televisiva britannica del 2007, gli effetti speciali erano particolarmente ambiziosi e aiutavano a rendere credibile la presenza delle creature in ambienti moderni, spesso urbani o quotidiani. Non si trattava soltanto di mostrare dinosauri in azione, ma di far percepire allo spettatore l’idea che l’impossibile potesse irrompere da un momento all’altro nella realtà.

La serie fu creata da Tim Haines, già legato a Walking With Dinosaurs, e da Adrian Hodges, autore di The Lost World. Anche questo ha conribuito a darle un’impronta precisa: Primeval non voleva essere soltanto un’avventura con creature spettacolari, ma un progetto capace di unire competenza documentaristica, immaginazione fantascientifica e ritmo da serie action. I dinosauri e gli altri esseri non erano semplici elementi decorativi, ma parte integrante del racconto, capaci di generare tensione, meraviglia e conseguenze concrete per i protagonisti.

Per quanto le creature fossero il grande richiamo della serie, Primeval funzionava anche grazie ai suoi personaggi. Nick Cutter, Connor, Abby, Stephen e gli altri membri del team non erano figure al servizio dell’azione, ma protagonisti di un racconto che metteva alla prova legami, fiducia e identità. L’incontro con le Anomalie non cambiava soltanto il mondo esterno, ma anche la vita personale di chi era costretto ad affrontarle.

La serie giocava spesso con l’idea che il tempo non fosse una linea stabile, ma un territorio fragile, attraversabile e manipolabile. Questo apriva la strada a conseguenze emotive importanti: realtà riscritte, perdite, versioni alternative degli eventi e personaggi costretti a convivere con verità che nessun altro poteva ricordare. In questo senso, Primeval non era solo una serie sui dinosauri, ma anche una storia sul trauma del cambiamento e sull’impossibilità di controllare davvero il futuro.

Nonostante l’accoglienza positiva, Primeval ebbe una storia produttiva complicata. Dopo la terza stagione, la serie venne cancellata da ITV anche a causa delle difficoltà economiche dell’emittente. Un nuovo accordo con UKTV permise però allo show di tornare con una quarta e una quinta stagione, introducendo nuovi personaggi e ampliando ulteriormente la mitologia delle Anomalie. Il rilancio portò con sé un budget più alto, effetti migliori e domande ancora più cupe sul destino dell’umanità, ma non bastò a garantire un futuro stabile alla serie.

Nel 2012, infatti, Primeval venne cancellata di nuovo, questa volta dopo un quinto ciclo chiuso con un enorme cliffhanger. Dopo aver fermato il piano di Philip Burton e impedito una catastrofe legata a un’Anomalia artificiale, il team sembrava pronto ad affrontare una nuova missione. Prima di partire, però, Matt Anderson veniva raggiunto da una versione alternativa e malridotta di se stesso, portatrice di un messaggio misterioso. Una scena pensata per aprire la strada a una sesta stagione che non è mai arrivata.

Il franchise provò a continuare con Primeval: New World, spin-off canadese uscito nel 2012, ma anche quella serie venne cancellata dopo una sola stagione (ve ne abbiamo parlato in questo articolo). Eppure, l’idea di un ritorno non sembra mai essersi spenta del tutto: negli anni, alcuni nomi legati al progetto hanno espresso interesse per una possibile nuova incarnazione, alimentando le speranze dei fan rimasti affezionati a quel mondo.

Insomma, a 19 anni dal debutto, Primeval resta una delle serie sci-fi più curiose e sottovalutate degli anni Duemila. Ha portato i dinosauri in televisione con un approccio dinamico, ha trasformato i viaggi nel tempo in un motore narrativo accessibile e ha costruito una mitologia che avrebbe meritato più spazio. Non sarà ricordata come uno dei titoli più celebrati del genere, ma per chi l’ha vista al momento giusto rimane un piccolo cult: una serie piena di idee, interrotta troppo presto e ancora oggi capace di sorprendere.

Fonte: CBR

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