«Probabilmente la miglior serie TV dell’era moderna»: questo sci-fi dimenticato era troppo avanti per il suo tempo
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«Probabilmente la miglior serie TV dell’era moderna»: questo sci-fi dimenticato era troppo avanti per il suo tempo

Oggi è considerata da molti un classico, ma all'epoca passò quasi inosservata, forse perché troppo ambiziosa o fuori dai canoni

«Probabilmente la miglior serie TV dell’era moderna»: questo sci-fi dimenticato era troppo avanti per il suo tempo

Oggi è considerata da molti un classico, ma all'epoca passò quasi inosservata, forse perché troppo ambiziosa o fuori dai canoni

La serie sci-fi Nowhere Man (Un filo nel passato)

Gli anni Novanta brulicano di film e serie TV sci-fi sottovalutati o addirittura del tutto dimenticati. Era, del resto, un’epoca di grande sperimentazione e creatività, soprattutto per quanto riguarda determinati generi cinematografici, che forse oggi faticano a ritornare alle stesse vette artistiche. Per ogni fenomeno culturale in stile X-Files, ci sono altrettante serie TV che attendono ancora di essere riscoperte: uno dei casi più emblematici è quello di Un filo nel passato, a.k.a Nowhere Man, serie americana di genere mystery/fantascienza/thriller, andata in onda su UPN per una sola stagione, tra il 1995 e il 1996.

I 25 episodi raccontano la vicenda di Thomas Veil (Bruce Greenwood), un fotoreporter che, nel giro di una sola serata, scopre che la sua vita è stata improvvisamente “cancellata”. Di colpo, infatti, si rende conto che la moglie non lo riconosce e vive con un altro uomo, gli amici affermano di non averlo mai visto, la sua carta di credito non funziona più e persino sua madre non è in grado di confermare la sua esistenza. Tom è convinto che dietro questi misteriosi eventi ci sia un complotto legato a una fotografia scattata da lui un anno prima, che ritrae quattro uomini impiccati in Sud America da quelli che sembrano essere soldati americani. I negativi della fotografia restano l’unica prova dell’esistenza del passato di Tom, ma una misteriosa organizzazione è sulle sue tracce e intende sottrarglieli. La serie ruota quindi attorno al tentativo di Tom di riavere indietro la sua vecchia vita, e nel frattempo di proteggere il segreto dei negativi dagli strani uomini alle sue calcagna.

La serie combina le tipiche atmosfere noir intrise di paranoia, un interessante e avvincente mistero orizzontale e uno dei classici tropi del genere sci-fi: il viaggio nel tempo, utilizzato per esplorare le conseguenze morali e psicologiche delle scelte fatte dal protagonista. Intricata, piena di colpi di scena e di paradossi temporali, Un filo nel passato riesce a tenere sempre lo spettatore sul chi vive, portandolo a dubitare di qualsiasi personaggio e persino del protagonista stesso: è forse lui l’artefice della stessa cospirazione dalla quale sta fuggendo? Come i migliori prodotti di fantascienza, questa serie riesce a provocare lo spettatore senza mai sembrare pretenziosa. Al centro della riflessione, oltre al tempo, alla memoria e alla natura umana, c’è il tema orwelliano della sorveglianza e della manipolazione collettiva, che all’epoca rappresentava una rarità per una serie TV.

Purtroppo, nonostante il plauso della critica, lo show non è riuscito a convincere il pubblico del tempo ed è stato cancellato dopo appena una stagione, forse perché troppo ambizioso o fuori dai canoni. Oggi, anche alla luce di illustri successori come Dark, Scissione o Black Mirror, tanti spettatori lo considerano un gioiello nascosto da recuperare e un vero e proprio classico della TV sci-fi degli anni Novanta. In particolare, se siete appassionati della serie britannica Il prigioniero degli anni Sessanta, si tratta davvero di una visione imperdibile.

Fonte: Screen Rant

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