Prophecy: arriva nelle sale il primo live-action italiano tratto da un manga. Abbiamo intervistato protagonista, regista e produttore
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Prophecy: arriva nelle sale il primo live-action italiano tratto da un manga. Abbiamo intervistato protagonista, regista e produttore

L’adattamento dell’omonimo manga di Tetsuya Tsutsui sarà al cinema il 24, 25 e 26 marzo e vedrà il lanciatissimo attore Damiano Gavino nei panni del protagonista Paperboy. Alla regia troviamo invece un talento già noto, Jacopo Rondinelli, già autore del survival thriller Ride, mentre Andrea Sgaravatti produce questa nuova scommessa targata Brandon Box. Ne abbiamo discusso con loro

Prophecy: arriva nelle sale il primo live-action italiano tratto da un manga. Abbiamo intervistato protagonista, regista e produttore

L’adattamento dell’omonimo manga di Tetsuya Tsutsui sarà al cinema il 24, 25 e 26 marzo e vedrà il lanciatissimo attore Damiano Gavino nei panni del protagonista Paperboy. Alla regia troviamo invece un talento già noto, Jacopo Rondinelli, già autore del survival thriller Ride, mentre Andrea Sgaravatti produce questa nuova scommessa targata Brandon Box. Ne abbiamo discusso con loro

Prophecy

Lo abbiamo visto in anteprima mondiale lo scorso ottobre a Lucca Comics & Games, ma torniamo a parlarne oggi perché, dopo le anteprime speciali di Roma e Milano, Prophecy sbarca finalmente al cinema il 24, 25 e 26 marzo, distribuito da Nexo Studios.

Si tratta di un film davvero unico per il panorama italiano. La storia su cui si basa è infatti nata in Giappone, venendo raccontata nell’omonimo manga di Tetsuya Tsutsui, edito da Shūeisha – la stessa di cult come One Piece, Dragon Ball e Naruto – e serializzato dal 2011 al 2013 sulla rivista Jump X.
Il successo dell’opera, portata in Italia da J-Pop, e la natura universale dei suoi temi, non sono passati inosservati al di fuori del paese d’origine. Andrea Sgaravatti, CEO della casa di produzione Brandon Box, la cui mission è quella di portare in sala e in tv prodotti comics-oriented, ha visto del potenziale nel racconto di Tsutsui, tanto da lanciarsi in un’impresa ancora rimasta intentata nel nostro panorama cinematografico: trasformarlo in un live-action. Produrre il primo live-action italiano tratto da un manga giapponese.

Prophecy segue la storia di “Paperboy”, un misterioso individuo il cui volto nascosto da un foglio di giornale appare in brevi video nel web in cui denuncia ingiustizie e fatti di cronaca preannunciando la punizione dei colpevoli. Ovvero le “profezie” che danno il titolo al film. Gli spiragli per capire la sua identità sono pochissimi, ma Paperboy riesce pian piano a conquistare seguaci e sostenitori che come lui hanno sete di verità e di giustizia. A fare da collante alla trama, tematiche di forte attualità, come gli effetti amplificatori del web, il mondo dei rider e del food delivery, le potenzialità della realtà virtuale e del mondo delle start up tecnologiche. Insomma, in Prophecy c’è tutto quello che serve per parlare del mondo in cui viviamo.

Nei panni di Paperboy troviamo Damiano Gavino, giovanissimo attore, classe 2001, che in pochi anni ha visto crescere rapidamente il proprio nome nel panorama italiano, portando il suo talento su set sia televisivi che cinematografici. Prima con la serie Un professore, che l’ha fatto conoscere dal pubblico, poi nel penultimo film di Ferzan Özpetek, Nuovo Olimpo, dove ha ottenuto il ruolo di protagonista. Al suo fianco in Prophecy troviamo anche nomi come Denise Tantucci, Haroun Fall, Ninni Bruschetta, Federica Sabatini e Giulio Greco.

Servono poche presentazioni anche per Jacopo Rondinelli, che dopo aver iniziato la sua carriera dirigendo i videoclip di artisti come Max Gazzè, Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro, Salmo e tanti altri, ha debuttato alla regia di un lungometraggio nel 2018, portando sugli schermi l’ottimo survival thriller Ride. Un titolo che, per altro, lo aveva già legato al mondo della Nona Arte, dato che il lancio del film era stato accompagnato dal debutto del prequel a fumetti Ride – Level 0. Dopo essere tornato alla regia con il documentario La giostra dei giganti, sul carnevale di Viareggio, Rondinelli arriva ora in sala con Prophecy.

Abbiamo fatto qualche domanda a questo trio di “sognatori”, che si sono cimentati, chi alla produzione, chi alla regia e chi sul set, nell’impresa di portare sui nostri schermi una storia nata sì in Giappone, ma che sappia parlare da vicino anche al nostro pubblico.

 

Damiano Gavino

Sei l’unico attore italiano che ha avuto la possibilità di interpretare il protagonista di un manga giapponese. Com’è stato il tuo approccio ad un personaggio così culturalmente distante? In che modo hai lavorato, se lo hai fatto, per “italianizzarlo”?

Diciamo che già la lettura del copione mi ha aiutato ad universalizzare il messaggio e dunque a renderlo realista anche qui in Occidente, questo perché è un messaggio di giustizia sociale e di difesa dei giovani e di chi è in difficoltà economica e, appunto, sociale. Poi, in preparazione e sul set c’è stata tanta comunicazione sia con il regista che con il produttore che avevano le idee chiarissime su come trattare ed adattare il manga originale.

Paperboy è un po’ il moderno V per Vendetta: sfrutta le nuove tecnologie per combattere l’ingiustizia sociale, diventando un simbolo di ribellione al sistema ma anche un personaggio divisivo e moralmente ambiguo, dato che per perseguire i suoi scopi non agisce legalmente. Se esistesse realmente saresti un suo sostenitore o detrattore?

Sicuramente il personaggio riesce ad essere amato perché nella sua idea si riconoscono in tanti. Ovviamente, come spesso accade, per raggiungere alcuni obiettivi e per sovvertire delle ingiustizie sociali si ricorre a dei comportamenti non proprio consoni alla legge. Vorrei però dire che se esistesse una personalità come Parperboy, sarei dalla sua parte, anche perché per ora non si affida all’uso della violenza, sulla quale non sono mai d’accordo.

Al giorno d’oggi è diventato sempre più difficile realizzare adattamenti di opere amate senza scontentare i fan più “hardcore” e ritrovarsi al centro di qualche polemica social. Pensi che Prophecy piacerà a chi già ama il manga?

Sono certo che chiunque e anche i fan del manga originale potranno ammirare la purezza del messaggio, e il coraggio di portare sul grande schermo una scelta così innovativa in Italia. Io spero vivamente che riusciranno ad apprezzare il film nonostante le differenze strutturali dal manga.

Se dovessi essere Paperboy nella vita di tutti i giorni, quale sarebbe la prima causa a cui ti dedicheresti? O più in generale, quali sono i temi sociali che ti interessano maggiormente?

Fossi Paperboy, vorrei avere la possibilità di entrare nella mente di tutti gli uomini che non riescono a frenare gli istinti di violenza e di sopraffazione specialmente nei confronti delle donne e dei più fragili.

Andrea Sgaravatti

È la prima volta che una produzione italiana sceglie di adattare un manga giapponese. Come siete arrivati a questo film?

In Brandon Box abbiamo questa missione di portare sullo schermo storie che nessun altro in Italia sta raccontando. Dopo Dampyr, volevamo alzare l’asticella e cimentarci con l’adattamento di un manga, una sfida che pochissimi hanno affrontato nel nostro paese. Sappiamo bene quanto possa essere complesso entrare in trattative con i player giapponesi, ma è proprio questo il nostro valore: siamo abituati a navigare territori inesplorati per dare vita a storie straordinarie. Abbiamo contattato J-POP e, grazie a Marco Schiavone, siamo arrivati alle opere di Tetsuya Tsutsui. Quando abbiamo letto Prophecy è stato un colpo di fulmine. Abbiamo subito capito che aveva tutti gli elementi per diventare un film forte, attuale e perfetto per il pubblico italiano.

Cosa ti ha intrigato maggiormente della storia di Prophecy? E quali elementi ti hanno portato a pensare che potesse essere adatta al mercato e al pubblico italiano?

L’idea che la tecnologia possa essere utilizzata dalle fasce più deboli della popolazione come strumento di lotta contro il potere è un concetto molto forte e attuale. Questo tema ci ha colpito fin da subito. Ovviamente, negli anni trascorsi dall’uscita del manga, la tecnologia è cambiata moltissimo. Pensiamo solo al fatto che nel manga il protagonista diffonde le sue profezie da un Internet café, mentre oggi lo scenario digitale è completamente diverso. Proprio per questo motivo, il nostro lavoro di adattamento è stato fondamentale: abbiamo dovuto rendere la storia più vicina alla nostra realtà e alla cultura italiana. Anche il finale ha subito delle modifiche per adattarsi a questa visione, ma non voglio fare spoiler… diciamo solo che volevamo che avesse un impatto forte.

Tetsuya Tsutsui è stato in qualche modo coinvolto nel progetto? Hai avuto modo di parlarci prima delle riprese, magari per qualche consiglio, o di mostrargli il film a fine lavoro?

Il rapporto con l’autore è stato gestito principalmente attraverso Ki-oon, la casa editrice francese che pubblica i suoi lavori. Abbiamo aggiornato Tsutsui passo dopo passo e abbiamo ricevuto feedback positivi. Ha compreso le modifiche che abbiamo apportato e il motivo per cui le abbiamo fatte: il nostro obiettivo era rendere il film più realistico e credibile per il pubblico italiano, senza tradire lo spirito originale dell’opera.

Come hai scelto i tuoi giovanissimi (e talentuosi) protagonisti? In particolare Damiano Gavino: cosa lo rendeva un perfetto Paperboy?

Una delle cose di cui andiamo più fieri è proprio il cast, che secondo noi è davvero perfetto. Damiano Gavino, oltre a essere un talento incredibile, ha portato in Prophecy una sua interpretazione di Paperboy che lo ha reso estremamente credibile. Ha dato al personaggio un’energia e una fisicità che si sposano perfettamente con la storia. In generale, il casting è stato un processo lungo e molto accurato. Quando abbiamo ricevuto i provini degli attori, ci siamo subito resi conto di aver trovato le persone giuste. E posso garantirti che la ricerca è durata parecchio! Ognuno di loro ha fatto un lavoro eccezionale per rendere il proprio personaggio unico e autentico. Penso, ad esempio, a Ninni Bruschetta e al modo in cui ha lavorato su Tizio, il personaggio più ironico del gruppo: ha saputo dargli una personalità davvero speciale.

Jacopo Rondinelli

L’adattamento di un manga giapponese per il pubblico italiano implica un incontro di due culture diverse. Hai dovuto fare delle scelte specifiche per rendere il film più comprensibile o interessante per il pubblico occidentale?

Ho sicuramente reso Prophecy più appetibile ad un pubblico italiano, inserendo degli elementi che lo rendessero più vicino al nostro contesto e in generale al cinema occidentale. Queste scelte non le ho vissute come limitazioni, ma anzi come delle opportunità per raccontare la stessa storia in un contesto diverso, aggiungendo un tocco personale. Ho a tratti inserito degli elementi comedy, per rendere il film più scanzonato e meno cupo; anche se in ogni scena comica c’è sempre una riflessione sul rapporto tra il sistema e chi lo subisce.

Prophecy tocca temi molto forti come il crimine, la giustizia sociale, la manipolazione dei media. Come pensi che questi temi possano risuonare con il nostro pubblico? Hai trovato una connessione tra la società giapponese e quella italiana in questo senso?

La storia originale di Prophecy contiene come base di partenza dei temi universali piuttosto espliciti, quindi non è stato difficile trovare connessioni tra la società giapponese e quella italiana. Il trucco sta nel mettere l’accento sui giusti passaggi o lavorare su alcune sfumature dei personaggi, per renderli più tridimensionali o più vicini alla nostra cultura. Credo poi nel cinema sia fondamentale trasportare il pubblico attraverso un immaginario specifico, con le sue regole, le sue contraddizioni, che possa anche non essere del tutto realistico ma sempre coerente con sé stesso.

 

 

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