Proprio come Squid Game, questo film horror trasforma un innocente gioco in un incubo
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Proprio come Squid Game, questo film horror trasforma un innocente gioco in un incubo

Anche questa pellicola racconta una società in cui i poveri vengono ridotti a pedine sacrificabili, sottoposti a prove crudeli per intrattenere i ricchi

Proprio come Squid Game, questo film horror trasforma un innocente gioco in un incubo

Anche questa pellicola racconta una società in cui i poveri vengono ridotti a pedine sacrificabili, sottoposti a prove crudeli per intrattenere i ricchi

Collage Squid Game e Would You Rather

Squid Game ha conquistato il mondo grazie al suo approccio spietato ma profondamente umano nel raccontare il degrado sociale e la disperazione. La serie coreana, ideata da Hwang Dong-hyuk, ha fatto parlare di sé non solo per l’estetica e le prove adrenaliniche, ma soprattutto per come ha portato sul piccolo schermo una critica feroce al capitalismo e alla disuguaglianza. Eppure, prima di Squid Game, esistevano già opere che raccontavano storie simili. Una di queste è Would You Rather, un film horror statunitense del 2013, diretto da David Guy Levy, che affronta con toni più intimi ma altrettanto disturbanti gli stessi temi: disperazione, potere, e il prezzo della sopravvivenza.

La trama ruota attorno a Iris, una giovane donna interpretata da Brittany Snow, che si prende cura del fratello gravemente malato di leucemia. Senza lavoro e con il peso delle spese mediche sulle spalle, Iris si trova con le spalle al muro. È a questo punto che un medico le propone un incontro con Shepard Lambrick, un eccentrico e misterioso miliardario che offre ai bisognosi la possibilità di ottenere una somma di denaro… partecipando a un gioco. In cerca di una via d’uscita, Iris accetta. Ma ciò che doveva essere una semplice cena si rivela un sadico gioco al massacro: una versione estrema del classico “preferiresti…?”, in cui i partecipanti devono scegliere tra opzioni sempre più crudeli e violente, fino ad arrivare a un solo superstite.

Come Squid Game, anche Would You Rather racconta una società in cui i poveri vengono ridotti a pedine sacrificabili, sottoposti a prove crudeli per intrattenere i ricchi. La competizione tra i partecipanti non è solo fisica, ma soprattutto morale: fino a che punto si può spingere una persona per salvare chi ama? Quanto dolore si è disposti a infliggere – o a subire – per qualche migliaio di dollari? Queste domande sono al centro del film, che scava nel lato più oscuro della natura umana, senza offrire consolazione.

Il paragone con Squid Game è inevitabile. Entrambe le opere appartengono al cosiddetto “death game genre”, ovvero storie in cui i personaggi devono superare prove mortali, spesso ispirate a giochi per bambini, per ottenere denaro o salvezza. Entrambe mostrano come le dinamiche di potere, ricchezza e disperazione possano spingere le persone a tradire, ferire o uccidere. Ma le differenze sono notevoli: Squid Game è una produzione ambiziosa, con un’estetica pop, ambientazioni enormi e oltre 400 concorrenti. Would You Rather, invece, è una pellicola più contenuta, ambientata quasi interamente in una stanza, con pochi personaggi e un tono più crudo e realistico.

Proprio questa semplicità è il punto di forza del film: non c’è spettacolo, non ci sono effetti visivi eclatanti, solo il volto dei personaggi mentre decidono se torturare un altro essere umano per salvarsi. La tensione cresce a ogni turno, trasformando una premessa semplice in un incubo sempre più claustrofobico. Shepard Lambrick, interpretato da Jeffrey Combs, è il perfetto villain: educato, compiaciuto, perfettamente consapevole del male che sta infliggendo, eppure convinto di offrire un’opportunità.

Would You Rather non è un’opera perfetta e non ha certamente l’impatto visivo e narrativo della serie coreana. Nonostante ciò, riesce comunque a colpire nel segno, offrendo una riflessione disturbante e attuale sulla crudeltà del denaro, sulla disuguaglianza e sulla disumanizzazione. In un mondo in cui sempre più persone si sentono abbandonate, queste storie – per quanto estreme – risuonano con forza, perché raccontano una verità scomoda: quando sei disperato, il gioco può davvero diventare una questione di vita o di morte.

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Fonte: GameRant

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