È pulp, dark e con un tocco camp, la serie eponima ambientata nella città di Batman, Gotham, dove il supereroe (ancora) non c’è. Deve, infatti, ancora fare la sua trionfale e intimidatoria entrata. Il pilota del tv show ambientato negli anni precedenti l’avvento del Cavaliere oscuro è stato presentato in anteprima alla stampa italiana ieri sera, mentre il 12 ottobre esordirà, in prima assoluta, su Italia 1 e sul canale Premium Action. Qui il futuro Batman Bruce Wayne è ancora solo un bambino, Selina Kyle (Catwoman), una ladruncola adolescente, Ed Nygma (l’enigmista), un nerd ritardato sociale, mentre Oswald Cobblepot (Pinguino) è un tirapiedi della mafia sadico, viscido e sleale.

Gotham impiega meno di un quarto d’ora a introdurre al pubblico che non conosce l’universo dei fumetti DC Comics le premesse dei comics batmaniani, grazie a una sceneggiatura limpida ed esaustiva; basta la prima scena a delineare la figura della matricola della polizia Jim Gordon – poi stimato commissario della corrotta cittadina: leale, corretto e idealista, il perfetto contraltare al partner Bullock, cinico detective veterano ormai avvezzo ai compromessi della professione. I due, interpretati dall’affiatata coppia formata dal Ben McKenzie di Southland e dal Donal Logue di Copper (attori a loro agio nei panni dei poliziotti), indagano sull’omicidio di Thomas e Martha Wayne, membri di una delle famiglie locali più in vista e genitori di Bruce, ammazzati in un vicolo in seguito a quella che sembra una rapina dagli esiti fatali. Colpisce immediatamente la figura del giovane Gordon, e ammettiamo che McKenzie, ex star del teen The O.C., suscitava perplessità nella parte; tuttavia siamo stati subito smentiti da una prova attoriale convincente capace di rendere verosimile la sua versione sbruffona e profondamente umana. La scena del delitto su cui apre la puntata svela strade metropolitane buie e sporche, riflessi delle luci artificiali sui pavimenti bagnati, figure torve e anonime che vi si aggirano e detective intabarrati nei trench che conferiscono una seducente atmosfera alla Blade Runner.

Gotham si presenta come un procedural – l’episodio, come i successivi, segue le indagini sull’assassinio dei Wayne – con tonalità noir alla Raymond Chandler e uno humour nero, nerissimo, che emerge dall’ombra nei momenti dominati dai rappresentanti della criminalità. È nelle scene riservate alla figurina, minuta e letale, della criminale Fish Mooney e dei suoi scagnozzi – tra cui lo spettrale e raccapricciante Cobblepot – che l’anima fumettara e un po’ camp di Gotham emerge: non tanto da ricordarci la serie cult, kitsch e “onomatopeica” degli anni ’60 con Adam West Batman, ma abbastanza da deliziare l’amante dei comics che da queste prime sequenze può già intuire quanto stuzzicante sarà lo show in termini di costruzione dei personaggi dei folli villain in erba che un paio di decine di anni dopo verranno spediti dal supereroe incappucciato all’Arkham Asylum.

Il pilota della serie, di cui è showrunner l’abile Bruno Heller (The Mentalist), riesce a racchiudere in sé tutti gli elementi di quella che sarà la prima stagione – composta di 16 puntate – di uno spettacolare show che fonde noir, procedural, action, buddy movie, poliziesco e cinecomic. Un’ambientazione minacciosa e suggestiva, una regia cinematografica e una sceneggiatura studiata per allettare sia i fan dei fumetti che il vasto pubblico, un cast azzeccato e una confezione complessivamente ottima, fanno del pilot di Gotham uno dei più avvincenti della stagione.

Aspettiamo solo la conferma dell’indiscrezione secondo la quale ciascuna puntata presenterà un potenziale futuro Joker, un espediente intrigante e dal tocco geniale.

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