«Qualsiasi omicidio è un crimine». Con queste parole Asghar Farhadi ha preso posizione sulla guerra che coinvolge l’Iran durante la conferenza stampa di Parallel Tales al Festival di Cannes 2026. Il regista iraniano, due volte premio Oscar, ha trasformato l’incontro con la stampa in uno dei momenti più intensi e politici di questa edizione del festival, parlando apertamente delle violenze che stanno colpendo il suo Paese e delle ferite lasciate sia dal conflitto che dalla repressione interna.
Farhadi vive fuori dall’Iran dal 2023, ma ha raccontato di essere stato a Teheran appena una settimana fa, portando ancora addosso il peso di ciò che ha visto. «Negli ultimi mesi, mentre lavoravo alla post-produzione del film, in Iran sono accaduti due eventi tragici», ha spiegato il regista. «Uno di questi è stata la morte di numerose persone innocenti, bambini e membri della popolazione civile uccisi nella guerra. Prima ancora del conflitto, abbiamo assistito alla morte di manifestanti scesi in strada per protestare, persone altrettanto innocenti che sono state massacrate. Questi due eventi sono estremamente dolorosi e non saranno dimenticati».
Il cineasta ha insistito più volte sul fatto che il dolore e l’empatia non debbano essere usati come strumenti politici selettivi. Nel suo intervento, Farhadi ha infatti parlato anche delle vittime israeliane degli attacchi missilistici e con droni lanciati dall’Iran, spiegando come la compassione non possa avere confini ideologici. «Provare indignazione davanti alla morte di civili innocenti causata dai bombardamenti non significa essere favorevoli all’esecuzione dei manifestanti», ha dichiarato. «Allo stesso modo, avere empatia per chi è stato ucciso durante le proteste non significa non poter provare dolore anche per le vittime dei bombardamenti».
Il cuore del suo discorso è arrivato poco dopo, quando il regista ha pronunciato la frase destinata a diventare una delle più condivise di Cannes 2026: «Qualsiasi omicidio è un crimine. In nessuna circostanza posso accettare che un essere umano perda la vita, che si tratti di guerra, esecuzioni o massacri di manifestanti». Farhadi ha poi aggiunto: «È estremamente crudele e tragico sapere che oggi, nonostante tutti i progressi che pensiamo di aver fatto, ci svegliamo ogni mattina con la notizia di nuovi innocenti uccisi senza alcuna ragione».
Le sue parole arrivano in un momento particolarmente delicato per il regista, che negli ultimi anni ha assunto posizioni sempre più critiche nei confronti della situazione politica iraniana. Già ad aprile, infatti, aveva invitato i registi iraniani a esporsi pubblicamente contro la guerra, definendo gli attacchi alle infrastrutture del Paese «un crimine di guerra».
L’intervento di Farhadi ha inevitabilmente finito per intrecciarsi con il debutto di Parallel Tales, il suo nuovo film in concorso a Cannes. Il regista ha raccontato di essere stato profondamente scosso anche da una notizia personale arrivata poche ore prima della première: la morte di Krzysztof Piesiewicz, storico collaboratore di Krzysztof Kieslowski e figura fondamentale nell’origine del progetto. Il film è infatti liberamente ispirato a Decalogo 6, episodio della celebre serie del regista polacco. «È questo che ha occupato i miei pensieri dalla scorsa notte», ha confessato Farhadi.
Il nuovo lungometraggio, interpretato da Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney e Adam Bessa, racconta la storia di Sylvie, una scrittrice che osserva i vicini dalla finestra in cerca di ispirazione, finendo però per confondere sempre più realtà e finzione.
Foto: Neilson Barnard/Getty Images
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