Negli ultimi tempi Quentin Tarantino è tornato al centro delle discussioni più per le sue uscite pubbliche che per nuovi progetti. Dopo le polemiche seguite al suo duro giudizio su Paul Dano, definito a inizio anno «il ca**o più moscio di Hollywood» parlando di Il petroliere, il regista si ritrova ora coinvolto in un nuovo scontro mediatico, questa volta con un volto del suo stesso cinema: Rosanna Arquette, interprete di Jody in Pulp Fiction.
La miccia si è accesa dopo un’intervista concessa dall’attrice al Times britannico, rilanciata da più testate internazionali. Arquette ha riconosciuto il peso storico del film del 1994, ma ha contestato apertamente l’uso ripetuto della N-word nella sceneggiatura e, più in generale, nella filmografia di Tarantino. Le sue parole sono state molto nette: «È iconico, un grande film sotto molti aspetti. Ma personalmente ne ho abbastanza dell’uso della N-word: la odio. Non sopporto che a lui sia stato concesso un lasciapassare. Non è arte, è soltanto razzista e inquietante». L’attrice, quindi, non ha messo in discussione il valore complessivo di Pulp Fiction, ma ha scelto di isolare un aspetto che considera oggi inaccettabile.
Il contesto, in realtà, è più ampio della sola polemica linguistica. Nella stessa intervista Arquette ha anche raccontato di avere un ricordo complicato di quel periodo, sostenendo di essere stata l’unica nel cast a non ricevere una partecipazione agli incassi del film. Ha inoltre collegato quella scelta a presunte ritorsioni da parte di Harvey Weinstein, che avrebbe reagito dopo un suo rifiuto. Un elemento che contribuisce a spiegare perché, a distanza di oltre trent’anni, il suo rapporto con Pulp Fiction appaia meno lineare di quanto si possa immaginare guardando soltanto al mito costruito attorno al film.
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La risposta di Tarantino non si è fatta attendere ed è arrivata in forma di dichiarazione scritta, riportata da Deadline e altre fonti. Il regista attacca l’attrice sia sul piano personale sia su quello professionale: «Spero che la pubblicità che stai ottenendo da 132 diversi organi di stampa che scrivono il tuo nome e pubblicano la tua foto sia valsa la pena per mancarmi di rispetto e mancare di rispetto a un film di cui ricordo molto chiaramente che eri entusiasta di far parte». Poi affonda ancora di più: «Ma dopo che ti ho dato un lavoro, e tu hai preso i soldi, denigrarlo per quelli che sospetto siano motivi molto cinici dimostra una decisa mancanza di classe, per non dire di onore». E chiude con un congedo gelido: «L’obiettivo, a quanto pare, è stato raggiunto. Congratulazioni».
La nuova polemica riporta così in superficie una questione che accompagna Tarantino da anni: il confine tra libertà creativa, rappresentazione del linguaggio e responsabilità autoriale. E lo fa nel modo più esplosivo possibile, perché stavolta a contestarlo non è un osservatore esterno, ma un’attrice che quel film lo ha vissuto dall’interno. Si trascinerà ancora a lungo come la polemica su Paul Dano?
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