Questa brutale miniserie su Netflix dimostra che il western in TV è più vivo che mai
telegram

Questa brutale miniserie su Netflix dimostra che il western in TV è più vivo che mai

Un viaggio nella frontiera più oscura d’America tra fanatismo, violenza e sopravvivenza

Questa brutale miniserie su Netflix dimostra che il western in TV è più vivo che mai

Un viaggio nella frontiera più oscura d’America tra fanatismo, violenza e sopravvivenza

Frame dalla miniserie Netflix American Primeval

Il western non ha mai davvero abbandonato il piccolo schermo, ma negli ultimi anni sta vivendo una nuova stagione d’oro. E American Primeval, la miniserie Netflix che ha fatto discutere sin dal debutto, è forse il segnale più evidente che il genere continua a evolversi, diventando sempre più cupo, feroce e sorprendentemente attuale. Sei episodi bastano per restituire la brutalità della frontiera e uno dei capitoli più sanguinosi e dimenticati della storia americana, dimostrando quanto spazio ci sia ancora per reinventare un immaginario che sembrava appartenere al passato.

Ambientata nel 1857, lungo le tensioni della Guerra dello Utah, la serie trascina lo spettatore dentro un conflitto in cui nessuno è innocente. A fare da sfondo: l’ascesa della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e la lotta per il controllo del territorio, una miscela esplosiva che porterà al massacro di Mountain Meadows, una delle pagine più oscure dell’Ottocento. American Primeval non cerca di attenuare la crudeltà di quegli eventi, anzi: la porta al centro della messa in scena, con una regia aspra e un ritmo serrato che restituiscono la brutalità del contesto.

Il pubblico segue le vicende di Sara Roswell (Betty Gilpin) e di suo figlio Devin, in viaggio verso Fort Bridger alla ricerca del marito scomparso. Lungo il percorso incontrano Isaac Reed (Taylor Kitsch), un montanaro cresciuto dagli Shoshone che accetta di aiutarli senza sapere che Sara è in fuga da un passato ingombrante. Parallelamente, la storia di Jacob e Abish Pratt mostra il lato più doloroso della violenza del tempo: durante il massacro, Abish viene rapita dai miliziani mormoni travestiti da nativi, spingendo il marito in una lunga e disperata ricerca attraverso un territorio ostile.

Il ritratto di Brigham Young, interpretato da Kim Coates in una versione volutamente romanzata e cupissima, ha alimentato il dibattito pubblico al momento dell’uscita. Il leader religioso viene mostrato come un personaggio ambiguo e manipolatore, tanto da spingere la Chiesa mormone a condannare ufficialmente la serie. Ma è proprio questo approccio, coraggioso e privo di filtri, a rendere American Primeval una delle produzioni più discusse dell’anno.

A rendere tutto ancora più incisivo è un cast corale in stato di grazia. Betty Gilpin porta in scena una protagonista complessa, tormentata e determinata a sopravvivere a tutti i costi. Taylor Kitsch offre una delle sue interpretazioni più intense, mostrando un personaggio pieno di sfumature, mentre Saura Lightfoot-Leon dà profondità emotiva ad Abish, restituendo tutta la fragilità e la forza di una donna intrappolata tra fede, identità e orrore. Da segnalare anche Derek Hinkey, che con Red Feather aggiunge un ulteriore livello di tensione all’intreccio.

Non manca l’impatto visivo: paesaggi ampi e desolati, una fotografia livida e l’attenzione al realismo storico rendono la serie tanto spettacolare quanto disturbante. Le sequenze d’azione sono crude, spesso difficili da guardare, ma mai gratuite: la violenza diventa parte integrante del racconto, il modo più diretto per far emergere l’orrore della colonizzazione, del fanatismo e del conflitto politico che attraversavano l’America dell’epoca.

American Primeval conferma che il Western non è affatto un genere del passato. È vivo, pulsante, capace di affrontare nodi storici complessi e di parlare al presente con una forza che pochi altri racconti televisivi riescono a eguagliare.

Leggi anche: Dimenticate i cowboy: questo western gelido e feroce ha cambiato tutto senza che ce ne accorgessimo

© RIPRODUZIONE RISERVATA