Questa horror comedy di Netflix ha riscritto le regole del genere (ed è ancora sottovalutata)
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Questa horror comedy di Netflix ha riscritto le regole del genere (ed è ancora sottovalutata)

Una serie Netflix ha ribaltato le regole dell’horror mescolando splatter, ironia e vita suburbana

Questa horror comedy di Netflix ha riscritto le regole del genere (ed è ancora sottovalutata)

Una serie Netflix ha ribaltato le regole dell’horror mescolando splatter, ironia e vita suburbana

Scena della serie Netflix Santa Clarita Diet

Quando si parla di horror, l’immaginario collettivo tende a evocare sempre gli stessi elementi: corridoi bui, luci tremolanti, minacce che emergono dall’oscurità. Anche quando il genere si mescola alla commedia, molte storie continuano a seguire questa regola implicita: il terrore arriva con la notte, quando tutto diventa più inquietante e imprevedibile.

È proprio questa convenzione che Santa Clarita Diet, serie Netflix creata da Victor Fresco e andata in onda tra il 2017 e il 2019, decide di ribaltare completamente. Invece di ambientare l’orrore nell’ombra, lo show lo porta sotto un sole abbagliante, nel cuore della suburbia californiana. Il risultato è una horror comedy brillante e sorprendentemente originale, capace di reinventare l’immaginario zombie trasformandolo in qualcosa di totalmente inaspettato.

La storia si apre con una scena che definisce subito il tono della serie. Sheila Hammond (Drew Barrymore) e suo marito Joel (Timothy Olyphant) lavorano come agenti immobiliari e conducono una vita apparentemente perfetta nella tranquilla cittadina di Santa Clarita. Durante una visita a una casa in vendita, però, Sheila viene colta da un malore improvviso e violento. Da quel momento in poi qualcosa cambia: il suo corpo smette di funzionare come prima e la sua fame assume una natura decisamente più inquietante.

Ben presto la famiglia scopre la verità: Sheila è diventata una zombie. Non nel senso tradizionale del termine — non perde la propria personalità né diventa una creatura priva di coscienza — ma sviluppa un irresistibile bisogno di nutrirsi di carne umana. A scoprirlo è Eric, il vicino adolescente appassionato di tutto ciò che riguarda il macabro, che finisce per diventare uno dei complici involontari della famiglia.

Da qui prende forma una premessa tanto semplice quanto irresistibile: una famiglia suburbana perfettamente normale che cerca di nascondere il fatto che la madre è una zombie. Ogni episodio costruisce nuove situazioni assurde e sempre più complicate, mentre Joel e Abby cercano disperatamente di aiutare Sheila senza attirare l’attenzione del vicinato o della polizia.

Una delle idee più riuscite della serie è proprio il contrasto tra la violenza splatter e l’estetica luminosa della periferia americana. Le strade curate, i giardini impeccabili e le case tutte uguali diventano lo sfondo di una storia fatta di cadaveri da nascondere, teste mozzate e improvvisati tentativi di mantenere una parvenza di normalità.

Il risultato è una horror comedy che gioca continuamente con l’assurdo, alternando momenti grotteschi a gag perfettamente calibrate. La serie non rinuncia mai all’elemento splatter — spesso esagerato fino al parossismo — ma lo utilizza con un tono leggero e ironico che la distingue nettamente da altre storie di zombie.

Sotto la superficie comica, però, la serie nasconde anche una dimensione sorprendentemente emotiva. Al centro della storia c’è infatti il rapporto tra Sheila e Joel, costretti a confrontarsi con una situazione impossibile che mette alla prova il loro matrimonio.

All’inizio Joel reagisce con puro orrore alla nuova condizione della moglie. L’idea di uccidere qualcuno per nutrirla gli appare inconcepibile. Ma episodio dopo episodio la sua prospettiva cambia: il desiderio di proteggere la propria famiglia finisce per superare ogni barriera morale. Questo percorso rende la serie più complessa di quanto possa sembrare a prima vista, trasformando una premessa assurda in una riflessione sul compromesso e sul sacrificio.

Gran parte del fascino dello show deriva dalla chimica tra Drew Barrymore e Timothy Olyphant. Barrymore interpreta Sheila con un entusiasmo contagioso, trasformando la sua nuova natura in una sorta di liberazione dai limiti della vita quotidiana. Il personaggio diventa così una zombie sorprendentemente vitale, che affronta la propria condizione con un misto di ironia, entusiasmo e sincero affetto per la famiglia.

Olyphant, invece, mostra un lato comico raramente visto nella sua carriera. Il suo Joel è un uomo costantemente sull’orlo del collasso nervoso, diviso tra il desiderio di salvare il matrimonio e la consapevolezza che la sua vita sta diventando sempre più assurda. Il contrasto tra la sua crescente disperazione e l’ottimismo quasi incosciente di Sheila genera alcune delle dinamiche più divertenti della serie.

Accanto ai due protagonisti si muove anche un cast di supporto memorabile, tra cui Liv Hewson nel ruolo della figlia Abby e Skyler Gisondo in quello del vicino Eric. I loro personaggi contribuiscono ad ampliare il mondo della serie, trasformando la storia in una sorta di bizzarro racconto familiare dove l’orrore diventa parte della quotidianità.

Nonostante queste qualità, Santa Clarita Diet è rimasta una serie sorprendentemente sottovalutata. Dopo tre stagioni Netflix ha deciso di cancellarla, lasciando la storia senza una vera conclusione e trasformandola in uno di quei titoli che molti spettatori continuano a riscoprire anni dopo la sua uscita.

Ed è proprio questo il paradosso dello show: pur avendo ricevuto recensioni positive e un pubblico affezionato, non è mai diventato un fenomeno di massa. Eppure la sua capacità di mescolare horror, commedia e satira sulla vita suburbana la rende una delle proposte più originali del catalogo Netflix.

A distanza di anni, Santa Clarita Diet resta quindi una serie unica nel suo genere. Invece di nascondere il terrore nell’oscurità, lo porta alla luce del sole e lo trasforma in qualcosa di sorprendentemente divertente. Un esperimento riuscito che dimostra come anche uno dei generi più codificati possa ancora essere reinventato — basta avere il coraggio di rompere le regole.

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