Quarant’anni fa, il 22 settembre 1986, debuttava sulla NBC ALF, una delle sitcom più riconoscibili degli anni Ottanta. La serie raccontava l’arrivo sulla Terra di un alieno sarcastico e irriverente, precipitato nel garage della famiglia Tanner e destinato a diventare rapidamente uno dei personaggi televisivi più popolari dell’epoca.
Dietro il tono leggero e le gag che hanno conquistato milioni di spettatori, però, si nascondeva una produzione molto più complicata di quanto apparisse sullo schermo. Girare ALF era infatti un processo lento, faticoso e tecnicamente complesso, tanto da trasformare anche le scene più semplici in una vera sfida per il cast.
Il set era stato progettato in modo particolare per permettere al personaggio di muoversi all’interno della casa dei Tanner. Il pavimento del teatro di posa era rialzato e attraversato da aperture e passaggi nascosti, utilizzati dalla squadra che animava ALF.
Questo obbligava gli attori a muoversi seguendo percorsi precisi, evitando le aperture e adattandosi continuamente ai tempi tecnici necessari per preparare ogni inquadratura. Anche una normale conversazione nel salotto di casa poteva quindi richiedere una lunga preparazione.
Anne Schedeen, interprete di Kate Tanner, raccontò persino di essere caduta in una delle aperture presenti sul set durante le riprese. Quello che in televisione sembrava un ambiente domestico semplice e naturale era quindi, dietro le quinte, uno spazio estremamente complesso da gestire.
Le difficoltà non riguardavano soltanto la struttura fisica dello studio. Max Wright, che interpretava Willie Tanner, descrisse in seguito il lavoro sulla serie come particolarmente duro e ammise di aver atteso con impazienza la conclusione dello show.
Per gli attori, infatti, recitare significava spesso interagire con un personaggio che richiedeva una complessa coordinazione tecnica prima ancora che la scena potesse cominciare. Il risultato era un ritmo di lavorazione molto più lento rispetto a quello di una sitcom tradizionale.
Anche Schedeen parlò apertamente delle condizioni sul set, ricordando il caldo, la lentezza delle riprese e le difficoltà fisiche. Secondo l’attrice, un singolo episodio di circa mezz’ora poteva richiedere tra le 20 e le 25 ore di riprese.
Eppure, nulla di tutto questo era percepibile dal pubblico. Sullo schermo, ALF sembrava muoversi con naturalezza nella casa dei Tanner, sedersi sul divano, intervenire nelle conversazioni e comportarsi come un vero membro della famiglia. Proprio questa apparente semplicità era il risultato di un enorme lavoro dietro le quinte.
La serie rimase in onda per quattro stagioni, diventando uno dei simboli della televisione anni Ottanta. A quarant’anni dal debutto, uno degli aspetti più sorprendenti di ALF resta quindi proprio questo: dietro una sitcom apparentemente spensierata si nascondeva una produzione estenuante, che chiedeva al cast di rendere naturale qualcosa che, sul set, era tutt’altro che semplice.
Fonte: ComicBook
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